Villa della Torre Hohenlohe, Sagrado

Localizzazione
Sagrado (GO) Castelnuovo
Oggetto
villa
Denominazione
Villa della Torre Hohenlohe
Altra denominazione
Castelnuovo, Villa Strassoldo
Ambito culturale
maestranze giuliane
Uso storico
residenza e annessi rustici - ospedaletto di guerra
Uso attuale
azienda agricola - ricevimenti - convegni - eventi
Codice scheda
A_8179
Iscrizioni

In località Castelnuovo, in cima al colle che porta alle alture di Polazzo, in una posizione privilegiata da cui si può spaziare con lo sguardo su tutta la pianura fino al mare, sorge il complesso. E' composto dal corpo padronale di pianta a "T", con facciata tripartita e su tre livelli, da una torre e da diversi annessi sparsi, tra cui una barchessa; completano il tutto un vasto parco e un giardino. Una larga gradinata rettilinea conduce al porticato che precede l’entrata. La porta d’ingresso ad arco a tutto sesto, così come le due ai lati, ha una cornice in pietra con in chiave di volta lo stemma della famiglia della Torre. L’ingresso è protetto dal porticato, retto da quattro colonne, sopra al quale si trova l’ampio terrazzo, con balaustra in ferro battuto, sul quale si affacciano le porte del salone ad arco a tutto sesto con cornice. Le porte finestre del secondo piano sono architravate e con cornice in pietra; conclude la facciata un timpano, aperto al centro in un oculo circolare, sormontato da tre pinnacoli. Il fronte leggermente aggettante è scandito da quattro lesene interrotte da una fascia marcapiano. Le ali laterali, a due piani separati tra loro dalla fascia marcapiano, mostrano finestre, architravate al piano terra e ad arco a tutto sesto con sottofinestre decorate al primo piano, sormontate da cimase. Il ritmo delle aperture è regolare e segue lo schema 2-3-2. Le facciate laterali sono diverse tra loro: quella a nord è caratterizzata da una scala esterna che porta al primo piano, in quella sud pochi gradini portano ad un piano, dove si apre un ingresso delimitato da una balaustra interrotta da due colonne che reggono il terrazzo del primo piano. Il timpano, con ovulo e pinnacoli ai lati, corona la facciata che presenta al primo piano una bifora ad arco a tutto sesto affiancata da due porte finestre. Sul retro, il corpo padronale ha un volume al quale si collega una torre in pietra costruita in una posizione che pare anomala e che probabilmente si trovava nel parco a testimonianza di un’edificazione precedente alla villa. La torre ha due piani, è merlata, ha aperture con arco a tutto sesto e grate in ferro battuto; sulla facciata est è riportato il leone di San Marco. Nel giardino sorgevano diversi edifici, non tutti ancora esistenti, ma dei quali sono pervenute le descrizioni. «Vicino ad uno dei muri di contenimento del giardino, ai piedi di una gradinata che portava al bo- sco inferiore, sorgeva la “Casa Rossa”, luogo di ritrovo degli adepti dell’Arcadia romano-sonziaca, società di stampo accademico di cui Raimondo era uno dei fondatori» (Tomasella, 1994). L’edificio in stile neogotico aveva archi ogivali, con sotterranei e scritte sulle pareti in riferimento alla fugacità della vita. Alla fine dell’Ottocento il manufatto era notevolmente degradato e venne completamente demolito nel 1906. Nelle vicinanze c’erano due piccoli chioschi, ai quali si aggiunsero le serre, le stalle per l’allevamento dei cavalli e un tempietto. Il tempietto era dedicato a Valburga, defunta moglie di Raimondo IX della Torre ed è di tipo monoptero, a pianta circolare con collocato e cupola. Venne distrutto dai bombardamenti durante la prima guerra mondiale e ricostruito negli anni venti mantenendone la tipologia. La ricostruzione ha apportato molte modifiche anche al parco, sono state eliminate le aiuole, i vigneti hanno sostituito il boschetto attraversato dal viale che portava alla villa e, al posto delle scuderie, si trova il complesso dell’azienda agricola attuale.

La storia del complesso è legata a quella del vecchio castello di Sagrado che sorgeva più a valle. Il borgo trae origine da un insediamento dei longobardi ed ebbe un ruolo importante nel Medioevo per la presenza di un traghetto, atto al trasporto da una sponda all’altra dell’Isonzo, di proprietà del patriarca di Aquileia. Tra il XIV e il XVI secolo il feudo fu di proprietà della famiglia Strassoldo che fece costruire il castello. Nel 1556 i terreni e il maniero vennero dati in permuta ai della Torre, ma il traghetto rimase degli Strassoldo fino al 1634, quando Giovanni Filippo della Torre riuscì a ottenerne i diritti. I nobili della Torre non si occuparono del vecchio castello e Raimondo VI fece costruire una grande villa, chiamandola “Castelnuovo”, e collegandola al Castelvecchio con un lungo viale. Fino al 1849 Sagrado rimase alla famiglia della Torre, poi passò alla famiglia dei principi Hohenlohe Waldenburg Schillingsfurst in seguito al matrimonio di Teresa della Torre con il principe Egone. Nel corso dell’Ottocento la villa ebbe vari proprietari. Nel 1770 Raimondo IX ridisegnò l’aspetto architettonico della villa e del parco che acquisirono le forme attuali. La collina fu trasformata in parco e il giardino di fronte alla villa fu terrazzato e organizzato con aiuole geometriche. La villa venne modificata secondo lo stile classico: alla pianta rettangolare allungata corrisponde una facciata simmetrica rispetto a un asse mediano. Nel corso del XIX secolo la villa era residenza delle principesse Marie e Terese della Torre Hohenlohe, che qui solevano ospitare artisti e intellettuali: tra tutti ricordiamo Franz Listz, che nel 1868 compose un'opera per canto e piano sui versi della stessa Terese. Fu utilizzata come sede militare durante la Grande Guerra e ancora oggi sulle pareti del salone a piano terra rimangono i graffiti dei militari. Nel corso del conflitto la villa e gli edifici circostanti vennero bombardati e quasi completamente distrutti. La ricostruzione è avvenuta negli anni venti del Novecento ridando all’insieme un aspetto molto simile al precedente: purtroppo furono esclusi alcuni edifici, come la cosiddetta "Casa Rossa", in stile neogotico come descritta da alcune fonti, e la "Torrazza". Oggi al piano terra sono state collocate due mostre permanenti dei quadri dell'artista Maria Pia Pavani, mentre tre sale sono utilizzate per eventi e cerimonie, riuscendo ad ospitare fino a 100 persone con due adiacenti cortili.

BIBLIOGRAFIA

Ville venete, Ville venete: la Regione Friuli Venezia Giulia, Venezia 2005

Persegati N./ Stok S., La Trincea delle Frasche: storia e itinerari alla riscoperta del mito della Sassari., Udine 2004

Miotti T., Castelli del Friuli. Le giurisdizioni del Friuli orientale e la Contea di Gorizia, Udine 1977, I, III-6

Dove si trova