etichetta: TINCT. [URA] / A[...]
Bottiglietta a sezione rettangolare di vetro soffiato incolore, decorata a smeriglio con motivi floreali. Il collo è applicato e termina con un grosso bordo, leggermente estroflesso. Su una faccia anteriore del corpo è dipinta a tempera un 'etichetta bianca (ora scurita) con iscrizione in lettere nere e rosse.
L'interpretazione dell'iscrizione, chiarissima per quanto riguarda la prima riga: "TINCT." = "TINCTURA", è più difficile per la seconda riga. Le tinture sono preparati alcolici di erbe, quindi il secondo nome deve essere quello di un'erba. Sembra da escludere che si tratti di "Aconitum", che, in quanto erba velenosa, veniva conservato in recipienti più piccoli, di vetro scuro e molto spesso con tappo a smeriglio. Più probabilmente si dovrebbe così integrare l'iscrizione della seconda riga: "ACOR. CAL." (in rosso la "A" e la "C", di cui resta un piccolo frammento). Si tratterebbe allora di "Ancorus Calamus", cioè Calamo aromatico, una tintura molto usata come stomachico, aromatizzante, digestivo, e che quindi si conservava in bottiglie più grandi, a portata di mano, esposte al pubblico e perciò spesso decorate.
Morpurgo G., Le vecchie farmacie e gli scrittori di cose farmaceutiche in Gorizia, in Studi Goriziani, Gorizia 1929, VII