in alto a destra: Prato di Resia/ (Lipovaz)
Nella parte superiore del foglio si pone il ballatoio angolare tratteggiato per meglio far rilevare i trafori. La prospettiva del poggiolo è vista d al basso, mentre la tavola sagomata posta all'estremità del tetto è vista in assonometria frontale. Un fitto tratteggio unisce i rilievi a rendere lo spazio del ballatoio. Il disegno ha i bordi leggermente rovinati.
Il disegno fa parte della serie di opere realizzate nella val di Resia durante i soggiorno di Giuseppe Barazzutti tra 1924 e 1930. A differenza dei soggiorni fornesi e saurani, dove il pittore si fermava a lungo prevalentemente d'inverno, i soggiorni in val di Resia furono più frequenti, più brevi e si svolsero in tutte le stagioni. Recentemente ho potuto appurare che il pittore affrescò nel 1924 il coro della chiesa di San Carlo Borromeo a Stolvizza firmando e datando l'opera in basso a destra "prof. G. Barazzutti/ pinse MCMXXIV ", ho quindi pensato di retrodatare i disegni a una data compresa tra il 1924 e il 1930, ultima data in cui il pittore fu nella valle a testimonianza dell'erede. I disegni sono molto meno numerosi di quelli eseguiti in Carnia e riguardano le forme dei ballatoi, rilevati con precisi intenti di analisi etnografica poiché accanto al disegno c'è l'annotazione della località in cui fu eseguito. La Val di Resia nei tardi anni Venti era infatti un luogo del tutto isolato e poco documentato anche a livello fotografico. Come scrive F. Merluzzi i disegni sono dunque " strettamente ricollegabili a quelli e seguiti a Forni di Sopra ed Ampezzo" (Merluzzi, 1994, 112) per stile ed intenti. Le case resiane erano a due piani con lunghi ballatoi lignei che univano le varie stanze e si trovavano in genere all'ultimo piano sotto la linda del tetto, che era decorata con tavole sagomate. Come a Forni le tavole sagomate a balaustrino erano accostate strettamente tra loro, fissate ad incastro sulla base e sul corrimano. In tal modo si evidenziavano i vuoti, formati dal vario accostarsi dei profili, e si formava un disegno ornamentale che sembra traforato. Lo studio dei motivi ornamentali dei ballatoi costituiva anche per il Barazzutti un repertorio di elementi ornamentali di cui egli si servì come di rettore artistico della produzione del Mobilificio Fantoni, specializzato anche nella produzione di mobili in stile rustico, e sostenitore degli artigiani gemonesi cui forniva disegni e motivi ornamentali da realizzare c on diverse tecniche. Il rilievo schedato mostra uno scorcio angolare di un ballatoio: le tavole traforate formano un curioso motivo traforato ad asterisco. Nella parte alta Barazzutti indugia nel rilievo delle tavole sagomate che decorano la linda, usando una assonometria, mentre nel ballatoio usa la prospettiva tradizionale. Il patrimonio edilizio della valle è stato gravemente compromesso dal terremoto e le case rilevate dal Barazzutti non esistono più, i disegni restano dunque come nel caso di Forni di Sotto l'unica preziosa documentazione sulle case rurali. Nonostante manchi la firma, l'attribuzione a Giuseppe Barazzutti è assolutamente certa poiché si conoscono le circostanze in cui l'opera è entrata a far parte della collezione e le note sul disegno sono di pugno del pittore, come conferma il proprietario Silvano Crapiz. Il disegno è stato schedato da Franca Merluzzi con il numero 5.37 nella sezione 5. Disegni e studi per vedute e paesaggi del catalogo della mostra Un pittore a Sauris. Giuseppe Barazzutti (1890-1940).
Giuseppe Barazzutti, Giuseppe Barazzutti. La bottega d'arte, Mariano del Friuli (GO) 1994
Merluzzi F., Pittori emigranti nell'impero e l'artista Giuseppe Barazzutti, in Puje Pore Nuje, Brescia 2002, n.21
Merluzzi F., Pitors a Glemone, in Glemone, Udine 2001
Fiorini R., La casa dei friulani, Udine 1999
Merluzzi F./ Bucco G., Il gemonese Giuseppe Barazzutti veratile artista tra sacro e profano, in Ce Fastu?, Udine 1993, n.1, LXIX