recto, in basso a destra: Santo Piatti Veneziano.
sul verso, in alto a sinistra: 302 L[?]
sul verso, in basso a sinistra
La scena si svolge nel cuore del Foro romano. Al centro la salma di Cesare, coperta solamente da un corto panno posato sull’inguine, è adagiata sopra un catafalco il cui lato anteriore è fregiato con l’aquila legionaria; intorno senatori e soldati atteggiati fra l’incredulità e la disperazione. Sulla sinistra, presso una colonna onoraria su cui è affisso un avviso o un’iscrizione, si raccoglie un gruppo di uomini e donne variamente composti, fra questi spicca un personaggio avvolto in un mantello; tutti rivolgono lo sguardo e l’attenzione a Marcantonio orante. Dietro il catafalco, su di un muro, due soldati stanti e caratterizzati solamente dall’elmo e dal fascio littorio. Più in là, oltre a un alto muro e alcune fronde, la composizione si apre su una veduta architettonica. Sulla destra, su un balcone incorniciato da un’arcata, Marcantonio arringa la folla mostrando la toga insanguinata. Alla sua sinistra altri soldati si scorgono dietro un rostro. Più sotto, sei soldati armati di lance e spade e disposti in varie guise: i tre più sulla destra cercano di fermare la folla inferocita che sbuca dall’estremo sinistro del foglio, altri due sulla sinistra sembrano discutere animatamente, un altro richiama la folla alla quiete. Dietro quest’ultimo gruppo è abbozzata una figura maschile.
Il disegno, sul recto, presenta un’iscrizione chiaramente riconducibile al “Reliable venetian hand” che attribuisce il foglio a Santo Piatti Veneziano, pittore allievo di Giuseppe Diamantini. Il soggetto rappresentato è chiaramente quello dei Funerali di Cesare. Ad oggi, il catalogo dell’artista consta unicamente di opere a carattere religioso – considerate anche quelle perdute e fatta eccezione per un unico dipinto dal soggetto storico – dunque non è possibile trovare raffronti iconografici, nemmeno parziali, col nostro foglio. Tuttavia, la discrepanza fra quest’ultimo e gli abituali percorsi iconografici battuti dal Piatti non preclude certo una sua paternità. In proposito risultano interessanti le parole del Guarienti, che descrive il Piatti in questi termini: “[…] si applicò a studiare instancabilmente il naturale, e coprì con erudite storie le sue tele, con belle macchie, e forti contraposti: si diede allo studio delle belle lettere, e d’istoria, per poter propriamente e convenientemente rappresentare quello che doveva dipingere” (Orlandi 1753, p. 453). L’attribuzione del nostro foglio al Piatti potrebbe inoltre trovare conferma in una serie di confronti con parte del corpus grafico dell’artista. Un primo disegno da prendere in considerazione, più che altro per quanto concerne il soggetto, è la Scena mitologica conservata a Melbourne (National Gallery of Victoria), che contribuisce a confermare la figura del Piatti quale pittore anche di soggetti profani. Sul recto, inoltre, in basso a sinistra ritroviamo l’iscrizione attestante l’appartenenza alla collezione del “Reliable venetian hand”. Vi sono, poi, due disegni che condividono col nostro soprattutto aspetti stilistici. Il primo è un Cristo con la Madonna e angioletti conservato a New York (Morgan Library), l’altro è una Figura stante di discepolo (già Lapiccirella e Antonacci Fine Art). In entrambi i fogli il ductus in generale, ed in particolare il tratteggio a linee parallele e slegate, la costruzione delle figure e la definizione dei volti, risultano molto affini a quelli del nostro. È inoltre da considerare anche una possibile attività del Piatti quale disegnatore per stampe (Gorup de Besanez 1982, p. 258, n. 37): il disegno in questione potrebbe dunque essere stato realizzato con questa finalità. A indicarcelo potrebbero essere la riquadratura dei lati e le ombreggiature particolarmente marcate, nitide e ordinate. Quest’ultime si ritrovano, più chiaramente, nel Disegno per un gruppo scultoreo rappresentante un Trionfo con prigionieri e trofei passato in asta a Londra (Christie’s) e nell’Ercole e Onfale di Venezia (Fondazione Cini): entrambi, complice forse il maggior grado di finitezza, paiono ancor più realizzati in funzione d’una trasposizione a stampa. Ad accomunare questi due fogli al nostro ci pensano, poi, anche i soggetti non religiosi e la notevole prossimità stilistica. Un ulteriore confronto da farsi è quello con la Deposizione dalla croce di Parigi (Louvre), che oltre alle caratteristiche grafiche trova anche nella composizione, segnatamente per quanto riguarda la figura del Cristo disteso, una certa consonanza col nostro foglio. Si rileva inoltre che quest’ultimi tre disegni recano tutti, in basso a destra, l’iscrizione del collezionista veneziano. Ultima osservazione da farsi, forse determinante in termini attributivi, è quella relativa alla forte somiglianza fra la figura avvolta dal manto (possibile autoritratto dell’artista; Moretti 1986, p. 132), collocata sulla destra nel telero raffigurante La lapidazione di Santo Stefano, conservato a Venezia (chiesa di San Moisè) e quella dalle stesse caratteristiche delineata nella parte sinistra del foglio udinese.
Bralić V., Santo Piatti a Traù, in Arte in Friuli Arte a Trieste, Verona 2015, n. 34
Moretti L., Santo Piatti, in Arte Veneta, Milano 1986, n. 40
Rossi P., La Scuola Grande di San Rocco: committenti ed artisti (Antonio Smeraldi, Enrico Merengo, Antonio Molinari, Giovanni Antonio Fumiani, Ambrogio Bon, Sandro Piatti), in Arte Veneta, Milano 1985, n. 39
Gorup de Besanez L., Nota per Santo Piatti, in Arte veneta, Milano 1982, n. 36
Rossi P., Attività di Domenico Tintoretto, Santo Piatti e Giuseppe Angeli per la Scuola di San Rocco, in Arte Veneta, Milano 1978, n. 31
Spiazzi A.M., Notizie d’arte e di storia a Venezia. La chiesa di Ognissanti, in Notizie da Palazzo Albani, Urbino 1974, n. 3, 2/3
Zanetti A.M., Della pittura veneziana e delle opere pubbliche de' veneziani maestri libri 5, Venezia 1771
Orlandi A.P., Abecedario pittorico contenente le notizie de' professori di pittura, scoltura, ed architettura.Formulazione resp. del M.R.P. Pellegrino Antonio Orlandi Bolognese. In questa ed. corretto e notabilmente di nuove notizie accresciuto da Pietro Guarienti, Venezia 1753
Boschini M., Descrizione di tutte Le Pubbliche Pitture Della Città Di Venezia e Isole circonvicine. O sia Rinnovazione delle Ricche Minere Di Marco Boschini, Colla aggiunta di tutte le opere, che uscirono dal 1674. sino al presente 1733, Venezia 1733