Il sito è noto da fonte bilbiografica. Si tratta di un'area di affioramento di fittili di epoca romana, alcuni dei quali riportano un bollo. Si riconoscono il marchio in cartiglio rettangolare L.VED(I.CERIAL), integrato dal Gregorutti come Luci Vedi Cerialis, del quale un altro esemplare era stato recuperato nel 1887 tra le macerie di una villa romana "nel territorio di Nabresina", e un altro bollo a lettere libere L.PETR.AT, riferibile a L. Petronius Avitus.
Non è possibile precisare se i resti si riferiscono a un abitato di qualche tipo o a una necropoli. Per quanto riguarda la cronologia, i bolli laterizi attestati riportano al periodo tra il I secolo a.C. e il I secolo d.C. L'area insiste sulla via di penetrazione protostorica e repubblicana, conosciuta come "via dei castellieri" che muovendo lungo le falde del Monte Hermada e per Sistiana raggiungeva la stazione di Prepotto, mantenendosi poi sul percorso interno del Carso. Si trova inoltre molto vicino al castelliere Marchesetti di Slivia (q. 199, cfr. SI 198), dove si registrano resti di una fase di occupazione romana.
Riavez P./ Duiz A./ Bini S., I principali siti di epoca medievale, in Itinerari tergestini. Storia, Archeologia, Turismo sostenibile, Trieste 2011
Flego S./ Župančič M., La "strada dei castellieri" sul Carso triestino: nuove considerazioni topografiche, in Carlo Marchesetti e i castellieri, 1903-2003 (Atti del Convegno internazionale di studi, Duino (Trieste), 14-15 novembre 2003), Trieste 2005
Gregorutti C., Le marche di fabbrica dei laterizi di Aquileia, in Archeografo Triestino, Trieste 1888, s. II, XIV