La scultura è un fusto verticale slanciato a sezione trapezoidale che si restringe al centro e si allarga alla base. Sopra questo sostegno è collocata una sfera levigata dalla quale si sviluppa un elemento curvilineo che si alza verso l’alto con un andamento dinamico caratterizzato da aperture e scanalature che ne accentuano il movimento.
La scultura di Robin Soave sprigiona una forma sinuosa che sale al cielo, scavata da aperture e pieghe che ricordano il fluire delle onde e il ritmo del vento. È un gesto verticale e insieme morbido, solido nella base e leggero nella sua parte più alta. Non è soltanto materia scolpita, ma un segno che respira con il luogo per cui è stato creato.
Lo stesso artista racconta con parole semplici e sincere il senso di quest’opera: «L'opera è stata progettata-realizzata esclusivamente per Lignano che è posto di mare-spiaggia ecc. e come chimera si può intravedere una conchiglia, sue onde (perciò mare mosso) e dietro una schiena […] la forma è di fattura semplice ed elegante pure io sono una persona semplice». Guardandola, si avverte la memoria del mare, l’eco di una conchiglia, il movimento dell’acqua che si increspa, la curva di una schiena che si volta al sole.
Robin Soave, nato nel 1964, porta con sé la traccia di una tradizione artigianale familiare che lo ha condotto fin da giovane a sentire la forza viva della materia. Nel 1988 ha intrapreso il cammino della scultura, approfondendo poi lo studio negli anni Novanta ai corsi antroposofici steineriani con Francesco Grazioli a Venezia. Nel 1991 ha fondato il gruppo GK 72, seminando per anni l’arte della scultura attraverso corsi e incontri, e dal 1994 ha preso parte a numerosi simposi internazionali che gli hanno permesso di misurarsi con la pietra e il legno in un dialogo costante tra tradizione e ricerca. Premi e riconoscimenti, come il “L. Caravan” ricevuto a Trieste nel 1998, hanno sottolineato un percorso che però è rimasto sempre fedele a una poetica di semplicità ed eleganza.
Soave ama la pietra, il marmo, il legno, ma sa anche trasformare metalli come bronzo, alluminio e piombo, cercando sempre di lasciare vibrare dentro l’opera l’energia intrinseca del materiale. Le sue superfici talvolta levigate e pure, talvolta volutamente non finite, aprono lo sguardo a forme che oscillano tra l’astratto e l’umano, tra la memoria e l’intuizione. Dal 2005 trasmette la sua esperienza a ragazzi e ragazze, insegnando non solo una tecnica ma soprattutto un ascolto del materiale e del gesto creativo.
Nella scultura di Lignano tutto questo si condensa: la delicatezza del segno, la potenza della pietra, la semplicità che diventa eleganza, e un richiamo costante al mare e al paesaggio che l’opera abita e a cui appartiene.