Realizzata in ferro verniciato di un rosso brillante, la scultura è una grande circonferenza spezzata orizzontalmente da elementi paralleli, che sembrano tagliare e insieme ricomporre il volume del disco. La superficie liscia e il colore uniforme amplificano l’effetto di compattezza e di energia, mentre i piani sporgenti e sovrapposti creano vibrazioni di luce e ombra che mutano con l’incidenza solare.
“Disco rosso” si colloca pienamente nella ricerca scultorea di Luciano Ceschia artista che ha saputo coniugare una forte tensione costruttiva con una sensibilità poetica rivolta alla monumentalità del segno. La sua produzione, che spazia dal bronzo al ferro, fino alle sperimentazioni in pietra e in legno, si caratterizza per l’uso di forme geometriche pure, spesso verticali, in grado di stabilire un dialogo con lo spazio urbano o naturale. Nel Disco rosso emerge la volontà di Ceschia di indagare il rapporto tra pieni e vuoti, tra massa e leggerezza, attraverso un linguaggio essenziale ma potente. L’uso del colore rosso, intenso e vibrante, accentua la forza simbolica dell’opera: un colore che nella tradizione artistica è legato all’energia vitale, alla passione, ma anche alla perentorietà del segno. Dal punto di vista critico, l’opera testimonia la capacità di Ceschia di confrontarsi con le istanze dell’arte astratta e costruttivista, senza rinunciare a una dimensione lirica. La scomposizione del disco non è un semplice esercizio geometrico, ma un modo per suggerire la tensione dinamica insita in ogni forma perfetta, un invito a riflettere sull’equilibrio fragile tra unità e molteplicità. Claudio Cerritelli a proposito dell’opera dice: «Consideriamo intanto i dischi, la loro potenza elementare, la geometria radicale che nel "Disco rosso", 1977, crea un efficace contrasto tra forma circolare e angolazioni delle fasce metalliche che entrano ed escono sul filo dell’equilibrio. […] Nel Disco rosso si accentua il desiderio di dilatare la superficie oltre i limiti della sua compostezza formale, ed è una tensione che si dichiara nell’intuizione di uno spazio imponderabile anche quando sembra di controllarlo attraverso una forma geometrica.» (Cerritelli 2000, p. 32-33). L’ubicazione originaria di “Disco rosso” era all’esterno dello studio di Luciano Ceschia a Coja, di Tarcento (UD).
Cerritelli C., Luciano Ceschia, Udine 2000