Decorazione plastica che ritrae un volto maschile dagli occhi sbarrati, con il collo avvolto in un fazzoletto e il capo cinto da un bizzarro copricapo formato da una rigida fascia da cui si espandono delle vaporose piume che formano una ciambella rigonfia. Il mascherone è sovrastato da uno stemma affiancato da due bandiere disposte in obliquo con andamento contrapposto.
La scultura è opera del capomastro-scalpellino Andrea Fister, attivo a Trieste tra la fine del XVIII e l'inizio del XIX secolo, e autore del progetto dl casa Fecondo, ove è collocata la decorazione in esame.
I mascheroni di chiave d'arco sono un ornamento particolarmente diffuso nei portoni triestini del periodo neoclassico, tanto da diventare un elemento connotativo delle facciate dell'epoca.
Gli architetti puristi ritenevano questi "panduri" una particolarità riprovevole, tanto che Righetti giunse a definirli "una bislacca profusione [...] di teste mostruose umane o bestiali", riconoscendo in essi l'ultimo retaggio dell'arte barocca.
Trieste architettura, Trieste. L'architettura neoclassica. Guida tematica, Trieste 1988