Altorilievo di notevole forza plastica, raffigurante, al centro un conquistador con l'elmo piumato che tende la mano in segno di accettazione del dono offertogli dall'indigeno che gli sta di fronte. Dietro ai protagonisti si dispongono i rispettivi seguiti: a sinistra due due indigeni seminudi, dalle folte chiome, mentre a destra dignitari spagnoli con gorgiera attorno al collo, uno dei quali è inginocchiato con la testa appoggiata a terra.
Le scene rappresentate nei rilievi di questo edificio, progettato da Matteo Pertsch nel 1823, presentano temi iconografici abbastanza particolari. Infatti, accanto ai soggetti più, comuni, come quelli collocati sul lato di via Cadorna, che ripropongono la mitologia classica (Parche, Mercurio), i fregi sulla facciata di via Diaz presentano un tema assolutamente singolare, che potrebbe alludere alla scoperta del Nuovo Mondo e, per traslato, ai commerci dei committenti con l'America Latina. L'esecuzione di questi altorilievi presenta notevoli affinità stilistiche con quelli realizzati da Antonio Basa, e, pur in assenza di documenti comprovanti una sua paternità, possono essere attribuiti a lui o alla sua cerchia.
Trieste architettura, Trieste. L'architettura neoclassica. Guida tematica, Trieste 1988