dipinto, Della Vecchia Pietro, XVII

Oggetto
dipinto
Soggetto
leone di san Marco
Autore
Della Vecchia Pietro (1602-1603/ 1678) - attr.
Cronologia
1650 - 1699
Misure
cm - altezza 313, larghezza 200
Codice scheda
OA_18136
Collocazione
Trieste (TS)
Palazzo delle Assicurazioni Generali
Collezione privata Assicurazioni Generali
Iscrizioni

Leone marciano andante alato è nimbato con le zampe posteriori nelle acque di un mare agitato e quelle anteriori sulla terra ferma; la zampa destra regge il Vangelo aperto e la spada. Sullo sfondo a destra Venezia, e in secondo piano a sinistra un castello turrito con una bandiera sventolante che raffiqura il leone marciano. Alla base tre stemmi. La tela è giocata sui toni del verde, del bruno, dell'azzurro cupo, del blu.

La tela, acquistata dalle Generali negli anni Trenta e ritrovata in un deposito delle Procuratie Vecchie, sino a pochi anni fa sede veneziana della Compagnia, è stata recentemente restaurata da Gino Marin ed ora si trova a Palazzo Geiringer a Trieste.
Negli interventi comparsi sul Bollettino delle Generali si è fatto il punto sulla tela analizzandola sotto il profilo stilistico e iconografico, riferendogli interventi di restauro ed avanzando l'attribuzione a Pietro della Vecchia.
La veduta di Venezia sullo sfondo con l'Isola di San Giorgio e il retro della Giudecca in primo piano, mostra pure l'edificio delle Prigioni, terminato nel 1596, che perciò costituisce un termine post-quern per la datazione della tela.
Gli stemmi visibili in basso presentano dei colori che per lo più non hanno riscontro nei maggiori armari in circolazione e ciò rende impossibile una loro precisa identificazione. Comunque lo stemma di sinistra si riferisce alla famiglia Dolfin, quello al centro potrebbe appartenere ai Baseggio o ai Trevisan, e l'ultimo a destra dovrebbe
essere dei Corner, dato che ben pochi stemmi presentano una losanga centrale.
Il restauro poi ha evidenziato sotto la stesura pittorica un'altra precedente, risalente secondo il restauratore, alla fine del Quattrocento. Per quel che riguarda l'attribuzione del dipinto, la materia pittorica pastosa e spessa data a pennellate larghe è tipicamente seicentesca, e la tela stilisticamente può considerarsi affine alla produzione
del Della Vecchia, anche se manterrei il dubbio sulla sua paternità. In effetti la tipologia grottesca del leone può ricordare le soluzioni dell'artista che nella propensione al caricato è assai vicino a Francesco Maffei (1605 circa-1660), e il modo di rendere gli arbusti e gli alberi, il mare agitato, il cielo striato di nubi fa pensare ancora alle soluzioni tipologiche dell'artista, come nella "Madonna col Bambino e Sant'Antonio" del 1654 della Parrocchiale di Cerete Alto (BG), o nel "Ritratto di Jacopo Dandolo" un tempo nella collezione Podio a Bologna (cfr. B. Aikema, Pietro della Vecchia, profile, in "Saggi e Memorie di Storia dell'Arte", 14, 1984, pp. 91-92, figg. 33, 51). Ma nella nostra tela è presente una certa legnosità nella definizione delle forme, assente nelle opere sicure dell'artista, che mi spinge a mantenere un dubbio sulla sua paternità. Recentemente il quadro è stato esposto alla mostra "Dall'Aquila al Leone", apertasi al Museo Revoltella di Trieste il 3 giugno 1995; non compare in catalogo.

BIBLIOGRAFIA

Generali tradizione, Generali. Tradizione di immagine. I primi 100 anni di comunicazione, Trieste 1993