in basso a sinistra: DYALMA/ STULTUS/ 1954
Sotto un cielo azzurro striato da nubi rosate, nella campagna toscana giocata sui toni del verde-marrone, al centro in piedi una giovane contadina vestita in blu, con grembiule e fazzoletto da testa rossi che sorregge una cesta di mele; accanto un ragazzo in ginocchio in camicia chiara e calzoni blu che solleva un pesante cesto di vimini ricolmo di mele. In secondo piano tre contadine intente anch'esse alla raccolta e in primo piano seduti su un basso muretto due bambini in abito domenicale e accanto due agnellini.
Dyalma Stultus inizia la sua formazione a Trieste nella Scuola Industriale e in seguito frequenta l'Accademia di Venezia, dove si diploma nel 1921. Da una prima produzione di stampo impressionista che rivela la conoscenza della pittura di Arturo Fittke (1873-1910) e di Umberto Veruda (1868-1904), a partire dagli anni Venti il nostro palesa nelle sue opere il gusto per le forme volumetriche, per una netta linea di contorno, mostrando un forte interesse per l'arte novecentista.
Al 1927 risale il soggiorno a Firenze, dove conosce Felice Carena che lo influenza nel gusto per l'astrazione e per una morbidezza pittorica. Il soggiorno a Firenze, dove si stabilirà definitivamente nel 1941, è importante perché lo Stultus vi studia la grande pittura della tradizione italiana, da Giotto a Masaccio, ai geni del Rinascimento, in sintonia con la poetica del Novecento. Anche nella tela in esame, firmata e datata 1954, e perciò del periodo maturo, è evidente come il nostro pur ammorbidendo la pennellata non abbandoni mai la ricerca formale che lo porta a una composizione dalla struttura semplice, dalle forme delineate da un contorno netto, di forte valenza plastico-volumetrica.