La scena è imperniata sulle due figure in primo piano: Salomé con veste trasparente sul seno e drappeggio rosato che si gonfia all'indietro, sembra porgere il macabro vassoio, non come di consueto alla madre Erodiade, ma alla figura di profilo con turbante seduta. Dietro alla tavola imbandita compare frontalmente la coppia Erode e Erodiade.
Nell'opera si colgono elementi compositivi tratti da diverse fonti: se la Salomé è una pedissequa trasposizione da un modello di ispirazione raffaellesca, il personaggio con turbante di sinistra richiama la figura a lato dello Sposalizio della Vergine affrescata da Amalteo nella chiesa di Santa Maria dei Battuti a San Vito al Tagliamento. Inoltre, i caratteri fisiognomici - lineamenti sottili, naso aquilino, baffi e barba rossicci - sembrano ispirarsi a ritratti di Solimano il Magnifico (1494-1566). Esemplare a questo proposito la stampa che lo ritrae, datata 1550 circa, di Matteo Pagano (1538-1562) editore a Venezia tra 1538-1562. Questa figura alluderebbe alla personificazione dell'infedele, nemico della cristianità e portatore della corruzione dei costumi che accomuna i partecipanti al banchetto.
Merluzzi F., Schede, in Il museo civico di Gemona. Catalogo delle opere, Gemona del Friuli (UD) 2007