Statua di angelo stante mutila della mano e di parte della gamba destre e di parte del braccio sinistro.
L'angelo in esame e il suo compagno (OA_27832) vennero ideati per una collocazione speculare con funzione di abbellimento sulla mensa di un altare oppure sulle balaustre. Nei primi anni settanta del Novecento erano esposti sulla sommità dei fastigi a coronamento dei due passaggi che introducevano al coro della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Gemona. Posti specularmente sopra piedistalli, erano dotati di grandi ali, perdute insieme alle candelabre che reggevano. In mancanza di dati certi sulla provenienza non si può escludere che le sculture appartenessero a un altare, forse quello maggiore delle Grazie rimosso nel 1808.
Pesantemente danneggiati in occasione del terremoto del 1976, furono restaurati nel 2003.
L'accuratezza esecutiva e la sicurezza formale dei due angeli tradiscono la mano di uno scultore di elevata maestria e competenza. Sullo scorcio tra Cinque e Seicento non sembra difficile individuare coerenti raffronti stilistici con la produzione più alta, e dunque presumibilmente autografa, di Giovanni Antonio Agostini. L'appartenenza al corpus del maestro è fortemente avvalorata dal confronto con i due angeli ceroferari della chiesa di San Lorenzo in Monte di Buia, datati da Giuseppina Perusini prima del 1595 e giustamente valutati di alta qualità nei quali è riconoscibile la mano di questa personalità chiave dell'arte scultore friulana.
Castri S., Schede, in Il museo civico di Gemona. Catalogo delle opere, Gemona del Friuli (UD) 2007