in basso a destra: Barazzutti Roma 1966
Matura morta con ciotola in vetro contenente grappoli di uva nera e mele; gli stessi frutti sono sparsi anche sul piano d'appoggio verde.
L'opera è stata donata al Comune dalla figlia Vittoria, nell'ottobre 2003, assieme alla veduta di Gemona (cfr. 121875). Arturo, dopo aver frequentato la locale Scuola d'Arte e Mestieri fu avviato alla pittura dallo zio Felice Barazzutti (1857-1932), che operò a lungo e con successo nell'impero austro ungarico. Arturo raggiunse a Graz lo zio impegnato in vaste decorazioni ad affresco in chiese e palazzi. Nel 1926 ottenne una borsa di studio dalla Fondazione udinese Marangoni per il triennio 1927-29. Alternò soggiorni in Friuli e nella capitale, quindi si trasferì definitivamente a Roma dove intraprese una fervida attività di ritrattista. Se in gioventù fu un delicato paesaggista, i generi ai quali si dedicò in seguito furono, oltre al ritratto, le nature morte e le miniature.