Bozzetto per decorazione di soffitto raffigurante il carro del sole guidato da Apollo che vi siede in compagnia di una giovane donna che il dio tiene per mano e regge un anello. Al di sopra un genio alato reca corone d’alloro. Un amorino tiene le redini di quattro focosi cavalli bianchi. In alto al centro, tra le statue dorate di Mercurio e di un guerriero, Venere siede sul cocchio trainato da colombe in compagnia di Amore bendato e nell’atto di scoccare un dardo. In basso ai lati di due stemmi gentilizi accostati sono raffigurate Minerva in armi e la Fama che suona la tromba, a loro volta affiancate da statue femminili dorate. A sinistra un gruppetto di amorini reca un cesto di fiori, a sinistra la Fortuna ed Ercole si prendono cura di un albero, allusivo alla discendenza degli sposi. Cui fa riferimento anche la Fertilità che versa acqua da un innaffiatoio.
Il bozzetto doveva servire a decorare un soffitto, come mostra il profilo irregolare della parte figurata con angoli smussati. Quello in esame fa parte della raccolta di bozzetti appartenenti a Francesco Barazzutti, passati in eredità alla sua morte nel 1918 al figlio, il pittore Giuseppe, e pervenuti infine dal nipote e attuale proprietario. Nonostante manchi la firma, l'attribuzione al maestro è dunque assolutamente certa.
Francesco Barazzutti (1847-1918) fu titolare di una famosa bottega gemonese di decorazioni sacre attiva nell'Impero Austro Ungarico e in Friuli. Soggiornò a Graz (1876-1887), operò nel salisburghese (1883) e a Badgastein (1890) venendo in contatto con i grandi impresari Giacomo Ceconi di Montececon e Angelo Comini. Il figlio Giuseppe ne riprese l'attività con i collaboratori Domenico Forgiarini, Antonio Della Marina e Adolfo Elia, alternando l'attività pittorica all'attività di decoratore, con la quale si sosteneva economicamente.
L'iconografia del bozzetto risale alla vulgata tiepolesca tipica dei gemonesi che interpolavano disinvoltamente Manierismo veneto e il Rococò. Barazzutti riprese l'iconografia del Carro del Sole dagli affreschi di Tiepolo per palazzo Clerici a Milano (1740) o per Wurzburg (1750-1752) accentuando i significati di allegoria matrimoniale già presenti nella residenza. Come avverte a ragione Silvano Crapiz i due stemmi in basso circondati dalla Fama e da Minerva, i due giovani sul cocchio incoronati da Amore, la figura di Venere in alto accompagnata da due colombe riconducono ad allegorie nuziali, la figura a destra che versa acqua rappresenta la Fertilità. Probabilmente il pittore doveva decorare un salone in occasione di nozze particolarmente fastose. Nonostante le ricerche non è dato sapere a quali famiglie appartengano gli stemmi, che potrebbero indicare le famiglie degli sposi e dunque i committenti.
L'iconografia profana e la presenza di un timbro di un negozio viennese sul retro sembra giustificare l'inserimento del bozzetto nei dipinti realizzati dalla bottega di Francesco Barazzutti durante il periodo trascorso in Austria. Questa è la motivazione della datazione del bozzetto tra il 1873, data di un disegno raffigurante uno stemma forse riconducibile al bozzetto, e 1904, data del rientro in Italia. Secondo Silvano Crapiz sarebbe attendibile una datazione agli anni intono al 1880. La figurazione è inserita in una campitura sagomata e pare destinata alla decorazione di qualche salone, come quelli che il pittore realizzò a Graz nello Johannenhof e nel palazzo di Alfonso di Borbone oppure a Badgastein nelle ville e negli alberghi, costruiti da Angelo Comini di Artegna. Ancora tra il 1905 e il 1908 Barazzutti usò schemi tiepoleschi per decorare il Castello di Giacomo Ceconi di Montececon a Pielungo. Le figure scorciate sui bordi mostrano una interpretazione popolare dei grandi affreschi tiepoleschi.
Il bozzetto trova dei confronti con un piccolo album di lavoro di Francesco Barazzutti, dove egli schizzò soffitti e repertori decorativi tratti dal vero, da stampe e da libri. Sono 63 fogli con molte decorazioni di soffitti con sfondati rococò. Il pittore possedeva anche una biblioteca, costituita in gran parte da incisioni, litografie e tavole illustrate acquistate durante il soggiorno austriaco come attesta il timbro "Franz Barazzutti Kunstmaler in Graz" apposto sui fogli. Molte tavole stampate a colori si riferivano alla tradizione della pittura di Storia dal manierismo al Settecento, filtrata dai pittori dell'Historicismus mitteleuropeo. Non si sa se l'opera fu o meno tradotta in decorazione; certo è che al bozzetto si può riferire quanto il gemonese Giuseppe Marchetti scrive su Francesco Barazzutti: egli eseguì con diligenza e correttezza "lavori a carattere illustrativo e popolare, di facile lettura, di piacevole orchestrazione coloristica, senza presunzioni di alta qualità creativa, che rappresentavano una trascrizione addomesticata e quasi artigianesca dei canoni neoclassici ottocenteschi particolarmente apprezzata e gradita in ambienti sacri" (G. Marchetti, 1963, s.p.).
Merluzzi F., Schede, in Il museo civico di Gemona. Catalogo delle opere, Gemona del Friuli (UD) 2007
Merluzzi F., Pittori emigranti nell'impero e l'artista Giuseppe Barazzutti, in Puje Pore Nuje, Brescia 2002, n.21
Giuseppe Barazzutti, Giuseppe Barazzutti. La bottega d'arte, Mariano del Friuli (GO) 1994
Marchetti G., Il nuovo soffitto, in Santuario di Ribis, Reana del Rojale (UD) 1963