Vele in laguna, dipinto, Ciardi Guglielmo, XIX

Oggetto
dipinto
Soggetto
paesaggio lagunare con barche
Autore
Ciardi Guglielmo (1842/ 1917)
Cronologia
1890 - 1899
Misure
cm - altezza 63.5, larghezza 97
Codice scheda
OA_54932
Collocazione
Udine (UD)
Palazzo del Monte di Pietà
Collezione della Fondazione Friuli, già Fondazione CRUP
Iscrizioni

Dopo la maturità classica, studia all’Accademia di Venezia con Domenico Bresolin, che lo porta a dipingere dal vero nella campagna veneta e nelle prealpi; aveva già cominciato ad esporre nel ’65. Del 1868 il viaggio prima a Firenze, dove conosce la pittura dei Macchiaioli e in particolare Telemaco Signorini e Nino Costa, poi a Roma e a Napoli, a contatto con gli artisti di quella scuola, col De Nittis e con Filippo Palizzi. Attorno al 1870 nascono i primi capolavori in cui Ciardi coniuga la tradizione della veduta settecentesca con le nuove acquisizioni legate alla visione diretta del vero: emergono quei paesaggi di laguna dalla luce alta e tesa che identificano il pittore come il vero erede della tradizione vedutistica veneziana e contemporaneamente come uno dei suoi massimi innovatori. Nel 1878 si reca a Parigi, dove partecipa all’Esposizione Universale e conosce da vicino la nuova pittura francese. Negli anni Ottanta il suo colore si anima, diventa vibrante, più attento ai giochi della luce e alle sue rifrazioni, risentendo della lezione impressionista. Sostituisce il suo maestro Bresolin nella cattedra all’Accademia, nel 1895 è tra i promotori della prima Biennale di Venezia, la sua fama è consolidata anche fuori dei confini italiani. La capacità di rinnovarsi risalta ulteriormente dalle opere che riporta da un viaggio a Londra compiuto nel 1910, nelle quali mostra di aver ben compreso la lezione di Monet. Vele in laguna è quadro quanto mai rappresentativo della maturità di Ciardi, direttamente toccato dall’influenza impressionista ormai non più prescindibile. L’opera tuttavia, pur pregna di vibrazione atmosferica e percorsa tra acqua e cielo da un brivido cromatico vivido e mosso, mantiene una lucidità, e una nettezza d’impostazione anche compositiva, che non dimentica la sua origine, cioè la veduta veneziana del Settecento. Divisa quasi esattamente a metà dalla linea dell’orizzonte, essa imposta poi in modo molto naturale il ritmo delle vele triangolari che si allontanano sulla destra, mentre la sagoma scura dello scafo è spostata nella stessa direzione per evitare un’impostazione spaziale troppo schematica; tuttavia l’equilibrio della composizione viene immediatamente recuperato dal peso centrale della vela che s’innalza sopra il timone. Opera da cui spira il calmo e riposato senso della vita della laguna; da assegnare agli anni Novanta dell’Ottocento.

BIBLIOGRAFIA

Forma Infinito, La forma dell'infinito, Illegio di Tolmezzo (UD)/ Udine 2021

Pauletto G., Pitture e sculture del XX secolo, in La Collezione d'arte della Fondazione della Cassa di Risparmio di Udine e Pordenone. Opere del Novecento, Ginevra/ Milano 2008, 2