margine inferiore: [...] ta e armata/ [...] r con [...]/ tto e [...]/ Francha e [ard]ita più che lione/animo grande e anche l'intelle[tto]/ E [...] cosa me di[...] Co[me] testu[dine] o sper/ [Le] ma[n] in seno e tris[t]a/ su li chalz[ari] me/ Si co/ A[ll]egra ri[d]o [...]
Sul lato sinistro del frammento si intravede parte della veste di una figura reggente forse uno scudo, al centro una figura mutila del capo, con una veste rossa e una spada in mano avvicinata da un leone, a destra una figura femminile dai lunghi capelli biondi fluenti sulle spalle, seduta a terra con le mani incrociate al petto.
In un frammento staccato dalla parete sud del secondo piano, sono raffigurate una ruota dentata e il lembo di una veste, elementi che suggeriscono il martirio di una santa, Caterina. Di seguito si collocherebbero, secondo l’ ipotesi proposta da Enrica Cozzi (pp, 32-35) figure allegoriche e Virtù teologali e cardinali, tematiche incongruenti con una scena sacra ma legate al contesto dal fregio decorativo a fogliami che corre nella parte più alta delle pareti. Si tratta di quattro figure isolate con ai piedi un animale simbolico, corredate da scritte in versi di cui non è ancora nota la fonte, provenienti dalla zona posta tra le finestre. La prima figura regge uno scudo e ha ai piedi un drago, la seconda ha una spada e un leone ai piedi, la terza figura è seduta a terra con le mani portate al petto, i piedi scalzi e i calzari, accanto ha una testuggine, la quarta è una donna che danza con un timpano e ha ai piedi un cervo. Le Virtù teologali e cardinali si stagliano su un fondo verde, sono sedute su panche quadrangolari di legno. Si riconoscono tra le Virtù teologali la Carità, la Speranza, la Fede e tra le teologali la Prudenza, la Temperanza, la Fortezza e la Giustizia. Questi lacerti sono particolarmente danneggiati dalle numerose picchettature che rendono ancor più gravosa la lettura delle iscrizioni corrispondenti a terzine dantesche, che corredano le figure. La decorazione, riferibile alla mano di un terzo artista attivo nel palazzo, evidenzia ancora una volta la derivazione dall’illustre ciclo di palazzo Orsini; le Virtù di San Vito verso la metà del XV secolo diverranno a loro volta modello per un artista di ambito locale, impegnato nella decorazione del Palazzo Vescovile di Udine.
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