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Si tratta di un nucleo composto da 24 pettenelle, non più in situ ma ricomposto nella seconda metà del Novecento in un diverso ambiente dell’edificio originario (palazzo de Brandis a Udine, già Moises). Nella decorazione del soffitto di possono identificare tre temi principali: scene di caccia (in 8 pettenelle), esercizi di combattimento (in 5), scene cortesi quali incontri tra una dama e un cavaliere (in 4) o piccoli concerti campestri (in 2). Le scene venatorie hanno quasi sempre per protagoniste una dama: in tre pettenelle si possono seguire le diverse fasi di una caccia al cinghiale, in una il recupero di una preda catturata da un falco, nell’ultima una caccia a un cervo.
Nelle scene di gioco guerresco incontriamo soggetti che sono analoghi a quelli presenti nelle illustrazioni del Flos duellatorum di Fiore dei Liberi da Premariacco. L’attribuzione della committenza si basa sull’esame delle pettenelle nelle quali, in due esemplari, si ripete il medesimo scudo araldico: una ruota di sperone a sei punte, stemma antico dei Moises, la cui forma (simile alla stella a sei punte) ricorda le origini ebraiche della famiglia. Se dalla genealogia della famiglia risulta come Moises, figlio del capostipite Ottilio, sia il primo esponente a stabilirsi a Udine (nel 1388), da un altro documento è possibile affermare come i Moises abitassero in borgo Gemona almeno dal 1406. Il soffitto può essere datato al 1435 in base all’atto (6 febbraio 1435) con il quale Candido e Giovanni Moises affidano al venzonese Stefano Scarnaz (o Scarniz) il compito di ampliare la propria abitazione (Archivio di Stato di Udine, Archivio notarile antico, 5181, III, 1435, cc. 15r-v (notaio Antonio Fabris)), che va identificata con una porzione dell’attuale palazzo de Brandis in piazzetta Palladio a Udine, giacché le pettenelle dovevano essere necessariamente poste in opera contestualmente alla realizzazione strutturale del solaio. Fra i testimoni dell’atto compare “Nicolao pictore filio Thomasini Baetti”, fratello del più famoso Antonio, presenza che difficilmente può essere casuale, ma che suggerisce invece la possibilità che questo artista fosse stato coinvolto nella realizzazione della parte decorativa del palazzo. Ipotesi che è sostenuta anche da considerazioni iconografiche e, soprattutto, dall’esame del ductus pittorico: il soffitto è perciò attribuibile alla medesima bottega che realizzò i cicli Vanni degli Onesti di Udine, Moretti di Venzone e Bront di Cividale, quindi alla cerchia dei Baietto.
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d'Arcano Grattoni M./ Fratta de Tomas F., Un soffitto al femminile nella Udine del primo Quattrocento: la riscoperta di un ciclo considerato perduto, in Storie di animali e di iconografie lontane, Viadana (MN) 2018
Zerbinatti P., XIX. Strumenti musicali in pettenelle del Friuli tardogotico, in Tabulae Pictae. Pettenelle e cantinelle a Cividale fra Medioevo e Rinascimento, Cinisello Balsamo (MI) 2013
Fratta de Tomas F., X. Soffitti lignei dipinti in Friuli tra basso Medioevo e primo Rinascimento, in Tabulae Pictae. Pettenelle e cantinelle a Cividale fra Medioevo e Rinascimento, Cinisello Balsamo (MI) 2013
Ganzer G., Le favolose Historie di Palazzo Ricchieri, in Le favolose historie di Palazzo Ricchieri. Testimonianze tardogotiche nei soffitti lignei di Pordenone, Treviso 2008
Ganzer G., Il gotico a palazzo Ricchieri, in Splendori del Gotico nel Patriarcato di Aquileia, Udine 2008
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