NR: PAUL TROUBETZKOY 1911
Il pittore triestino Arturo Rietti è ritratto a mezzo busto, con il capo leggermente girato verso la spalla destra, lasciata non finita, sorretto dalla mano sinistra, nelle dita della quale tiene un sigaro.
"Mi pregio di comunicare" scrive il podestà (…) al Curatorio del Museo nel febbraio del 1914" che il signor Rodolfo Brunner, nell'intento di arricchire le collezioni di belle arti della città, ha acquistato recentemente un busto in bronzo dell'illustre scultore Paolo Troubetzkoi, rappresentante uno dei maggiori artisti concittadini, e lo ha donato al Comune, destinandolo al civico Museo Revoltella." (AMR, Arch. Amm. 21.02.1914). L'elogiato artista concittadino era Arturo Rietti che, analogamente a Troubetzkoy, figlio di un principe russo e di una cantante americana, trascorse ripetuti e lunghi soggiorni a Milano, attratto da una città "ove fiorivano la letteratura, la musica e le arti in genere per il mecenatismo illuminato e un po' anche per i contatti con Parigi" (Alisi, 1950). A Milano il principe-scultore frequentò lo studio di Giuseppe Grandi, Ernesto Bazzaro e Donato Barcaglia, spinto in ciò dall'amico pittore Daniele Ranzoni, che reputava importante per lo scultore la frequentazione dell'ambiente della Scapigliatura. Non diversamente Rietti si accostò con entusiasmo alle sperimentazioni rivoluzionarie degli "scapigliati", poiché affini alla propria indole e al proprio linguaggio artistico, fondamentalmente antiaccademico e sensibile agli effetti cromatico-luministici della superficie pittorica. Antitradizionalista fin dai suoi primi lavori noti a Trieste, Troubetzkoy "scandalizzava" la critica locale per il linguaggio profondamente innovativo da lui adottato. In merito ad una sua scultura esposta nel 1893 nel negozio Schollian al Ponterosso, l'ignoto giornalista si esprimeva con queste parole: "Nello stesso negozio havvi un piccolo bronzo dello scultore principe Troubetzkoy, intorno al quale vanno in visibilio i nostri avveniristi, che son pochi davvero! Il bronzo rappresenta due mucche stese sull'erba. Riconosciamo che il gruppo sia modellato con grande sicurezza; che le teste sieno anche belle; ma non ammettiamo che quel fare trascurato sia l'ultima parola dell'arte." («L'Adria», gennaio 1893). Il medesimo fare trascurato connota anche il vivissimo ritratto bronzeo di Arturo Rietti, dalla superficie mossa e sfaccettata, ricca di vibrazioni luminose e palpitante di vitalità. "C'è un grande ospite nel mezzo della sala - scrive l'ignoto cronista su "Il Piccolo" del febbraio 1914, nel recensire la mostra alla Permanente" un'opera di scultura, un bronzo di quel geniale maestro dell'arte moderna che è Paolo Troubezkoi, un bronzo che ha superbe linee di movimento, che ha una vigorosa, salda struttura plastica, un'animazione di schietta e immediata naturalezza. È il ritratto del pittore Rietti, […]. L'opera, come tutte quelle uscite dalla scuola verista ed impressionistica, ritiene alcunché di quella caratteristica che si designa con l'aggettivo "fotografico" […] La fattura a tratti sommaria, quasi a rapidi nervosi colpi di pollice o di paletta, con disordinata plasmatura della materia, dà di primo acchito un'immagine scomposta, una sensazione di agitato che sembra impedire una serena contemplazione dell'opera d'arte. Ma quando si guardi il busto attentamente, quando si cerchi d'aggiungere agli effetti di plastica quelli di chiaroscuro voluti dall'autore, quando si veda la robusta solidissima modellazione di alcune parti, l'equilibrio delle masse, l'ordine dei piani, si scorge che in quel bronzo al di là delle particolarità stilistiche che si possono giudicare secondo il gusto, ci sono virtù magistrali di vera e propria scultura." (s.n., "Il Piccolo", 7 febbraio 1914). Il soggetto, Arturo Rietti conosciuto per la sua delicata ma intensa ritrattistica a pastello, per certi versi assimilabile alla pittura milanese di fine '800, è rappresentato con eccezionale verosimiglianza. Oltre al busto del pittore triestino Troubetzkoy scolpì diversi eleganti ritratti "di svelta ma squisita fattura" (Vincenzo Vicario, 1994), come quello dedicato ai pittori Giovanni Segantini al Museo Segantini di St. Moritz o di Alberto Pasini con la figlia al Museo del Paesaggio di Pallanza, e ancora il busto di Mussolini alla Galleria d'Arte Moderna di Milano, il ritratto del matematico Giovanni Torelli (d'impostazione simile a quella di Arturo Rietti) alla Galleria Ricci-Oddi e, dello stesso anno del busto del Museo Revoltella, Mia moglie e Madre e figlia, di "tenero e fine modellato", alla Galleria d'Arte Moderna di Roma. Di Leone Tolstoj, soggetto particolarmente caro allo scultore di origini russe, realizzò parecchi busti e statue a figura intera.
Gregorat S., Schede, in Il Museo Revoltella di Trieste, Vicenza 2004
Alisi A., Due pittori triestini: II Umberto Veruda, in La porta orientale, Trieste 1950, a. XX, marzo-aprile