verso, in basso al centro entro il riquadro del timbro: Silvia Vietri Giso / per / l'Ateneo di Trieste / 17/9/23
verso, in basso al centro entro il riquadro del timbro: Silvia Vietri Giso / per / l'Ateneo di Trieste / 17/9/23
Nell'opera in esame, realizzata con tempera e collage, vediamo una composizione astratta con forme verticali scure che ricordano tronchi o rami, intervallate da aree chiare e irregolari. I contrasti tra il verde scuro e il bianco creano un effetto simile a un bosco stilizzato o una trama di alberi.
Sin dagli anni Sessanta, Vietri ha messo in evidenza un ecosistema profondamente colpito e deteriorato dalla società industriale, che lo ha progressivamente fagocitato. Nei suoi lavori si possono osservare alberi spogli, dai rami anneriti, che si stagliano contro un cielo privo di luce, soffocato dal pulviscolo atmosferico generato dall’inquinamento. Questi alberi diventano simboli visivi di un rapporto sempre più problematico tra uomo e natura, evidenziando l'impatto negativo delle attività umane sull'ambiente e la crescente alienazione dell'essere umano dal suo contesto naturale.
L’opera è pervenuta nelle collezioni dell’Ateneo triestino grazie alla donazione di Silvia Vietri Giso e Anna Maria Reggiani, nell’importante occasione del Centenario dell’Istituzione.
Costella R., Tullio Vietri, Oderzo 2001