in basso a destra: Giuditta Paulini / [...] /95
Il ritratto di uomo anziano a mezzo busto, colto mentre regge la pipa al labbro, può essere definito cromaticamente come una sorta di sinfonia in nero. Dal buio emergono il volto severo, rivolto verso destra, e le mani, di una pastosità neosecentesca, una delle quali nell'atto di trattenere la pipa mentre l'altra è adagiata mollemente sul bracciolo della poltrona su cui il personaggio siede. Rifulgono nell'oscurità alcuni altri dettagli: i polsini e il colletto della camicia, sottolineato da una fascia di tessuto nero e l'orecchino d'oro al lobo della figura virile.
Databile alla fine del XIX secolo, il ritratto, nonostante la firma, leggibile con difficoltà, di Giuditta Paulini, può essere forse ascritto alla mano del marito, Luigi Comel o comunque non può essere escluso un intervento diretto di quest'ultimo, anche alla luce della debolezza artistica di Giuditta Paulini che non va dimenticato essere stata considerata una semplice pittrice dilettante. Secondo Alvise Comel, inoltre, "Mentre dunque il ritratto veniva lentamente abbandonato per la fatalità delle circostanze [...] l'ambiente trentino favoriva la pittura del paesaggio". Quest'ultima nota del figlio di Luigi, non può che confermare il periodo di esecuzione del ritratto, agli inizi della docenza di Comel presso la Scuola Reale Elisabettina di Rovereto.
Comel A., Luigi Comel pittore goriziano 1866-1934, Udine 1976