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Il ritratto di donna anziana, forse a torto ritenuto un abbozzo, in realtà denuncia una situazione formale chiusa, caratterizzata dall'uso delle consuete pennellate, larghe e pastose e dall'insistito chiaroscuro a definire le masse cromatiche che costruiscono la figura dell'anziana. Il volto reso frontalmente ma leggermente inclinato e volto verso sinistra, è illuminato da una fonte di luce proveniente dallo stesso lato, a rilevarne i lineamenti, profondamente scavati e appesantiti dall'impietoso chiaroscuro. La figura femminile si staglia con eccezionale rilievo sul fondo bruno verde, rischiarato gradualmente sino all'angolo destro in alto in una gora bianca e densa. Al fondo si accorda tonalmente la giacca scura, di raso nero, da cui irrompe il corposo jabot bianco. Lo schienale della poltrona, di velluto verde, cinge il busto e le spalle della donna, i cui occhi sembrano rivolgersi stancamente verso un ospite inatteso, forse lo stesso pittore, richiamando la sua attenzione.
Personaggio di spicco della cultura pittorica mitteleuropea, con salde scaturigini artistiche triestine, radicatesi successivamente in ambiente tedesco, a Monaco dal 1894 e a Vienna dove, dal 1904, è membro dello Hagenbund, Gino Parin è specialmente legato alla tipologia ritrattistica, soprattutto a soggetto femminile, spesso declinata con sottile, inquieta eleganza di linea, secondo un gusto tipicamente Sezession. Databile entro i primissimi anni Venti del Novecento, il ritratto è situato in un lasso cronologico cruciale in cui l'autore, oltre a partecipare alle esposizioni del Glaspalast di Monaco (1921 - 1922, ultimo anno, questo, in cui è presente al prestigioso evento monacense), è coinvolto anche in due mostre presso la triestina Galleria Michelazzi. Presente alla XIII edizione della Biennale di Venezia nel 1922, nel 1923 è a Torino per la Quadriennale di Arti Figurative, dove uno dei suoi dipinti più iconici ed eleganti, Rosa e nero, è premiato con la medaglia d'oro dal ministro della Pubblica Istruzione Arnaldo Colasanti. Poco dopo, nel novembre dello stesso anno, Parin è a Roma, in occasione della Seconda Biennale d'Arte. L'anziana signora, definita, nei suoi tratti essenziali, da una pennellata corposa di carattere memoriale e allo stesso tempo evocativo, è ancora legata a stilemi compositivi Jugendstil, dato, quest'ultimo, che induce a pensare di restringere la cronologia del dipinto a prima del 1922 quando, successivamente alla cessazione della rivista "Valori Plastici", iniziano lentamente a coagularsi intorno alla figura di Margherita Sarfatti, le nuove, semplificate istanze volumetriche e formali che sfoceranno nel movimento "Novecento".
Pinacoteca Musei, Repertorio di ulteriori opere della Pinacoteca dei Musei Provinciali di Gorizia, in La Pinacoteca dei Musei Provinciali di Gorizia, Vicenza 2007
Ragazzoni C., Gino Parin, Trieste 2003, 5
Simbolismo Secessione, Simbolismo Secessione. Jettmar ai confini dell’Impero, Gorizia 1992