in basso a destra: O. Dequel
Due figure umane massicce e non caratterizzate fisiognomicamente, sono sedute vicine; quella in primo piano cinge le ginocchia con le braccia.
L’opera è entrata nelle collezioni del Sistema museale dell’Ateneo triestino nel 2024 grazie al lascito della signora Giulia Cilar. Le figure non sono caratterizzate né nel genere né nella fisionomia, risultano soltanto abbozzate quasi fossero dei fantocci o delle metafore di umanità. La resa dei corpi massicci, tutt’altro che realistica, si avvicina molto alle sculture dello stesso Dequel, contraddistinte da una essenzialità delle forme che si farà via via più marcata dagli anni Settanta in poi. La matrice di riferimento per la costruzione delle figure, nella scultura come nel disegno - produzioni intimamente intrecciate - è l’arte del mondo antico, egizio, etrusco e precolombiano, filtrata dalla lezione di Ivan Mestrovic e della scuola jugoslava del secondo dopoguerra, alla base della formazione del maestro, cui si uniranno i riferimenti visivi raccolti nei numerosi viaggi in Messico.
Nel 1971, in occasione di una personale a Saint Paul de Vence, il poeta André Verdet riferendosi alle sculture di Dequel affermava: "Non temo di spingermi troppo oltre affermando che alcune delle sue realizzazioni sono nella scala dei giganti, ch’esse possono confrontarsi con le opere degli anonimi dell’Isola di Pasqua, delle Indie arcaiche, o dell’Egitto faraonico. Qualcuno dei suoi personaggi, uomini o animali, ci “appare” come l’emanazione d’una divinità sovrana ed io non conosco che pochissimi scultori che siano stati così profondi come Dequel nell’osservazione dell’animale, al fine di rivelarci un po’ del suo sconcertante mistero”, tali osservazioni si possono ben estendere anche alla sua produzione disegnativa. Il linguaggio dell’artista dimostra lo sforzo “di restituire alla scultura, secondo nuovi canoni, un discorso celebrativo e monumentale svincolandosi dal raffronto naturalistico per lanciarsi anche verso concezioni astratte. Arte 'epica' che tiene conto di alcune caratteristiche mediterranee e classiche e allo stesso tempo, di alcune espressioni primitive” (Martelli 1996, p. 77).
Martelli C., Artisti triestini contemporanei, Trieste 1973
Martelli C., Dizionario degli artisti di Trieste, dell’Isontino, dell’Istria e della Dalmazia, Trieste 1996