In un interno, forse il presbiterio di una chiesa, scandito da alte colonne e con un’ampia zona absidale in ombra, è raffigurata la benedizione di una bandiera tricolore. Al centro, il patriarca con mitria è seduto sul suo scranno, impugna una spada levata verso l'alto e legge un grande messale sostenuto da un chierico; intorno a lui altri chierici in veste bianca assistono il prelato o reggono cuscini o candele. Accanto al gruppo, in primo piano a sinistra, si erge il tricolore con l'asta, con il drappo ricadente, accompagnato da un gruppo di militari (riconoscibili per le divise); a destra, un gruppo di religiosi, uno dei quali regge il pastorale. A destra, oltre le colonne dell'iconostasi, in penombra, è visibile un ulteriore gruppo di astanti. L’insieme è costruito su un’illuminazione tenue e concentrata sul nucleo centrale, con una stesura pittorica sintetica e tonalità brune, che privilegiano la lettura d’insieme della cerimonia.
L’opera si riferisce agli eventi del 23 marzo 1848, giornata cruciale per la storia politica veneziana, all’indomani del proclama di Carlo Alberto e nel pieno delle insurrezioni che attraversano la penisola. In quel contesto viene programmata e celebrata la benedizione del tricolore, assunto quale vessillo del nuovo Stato nato dopo la proclamazione della Repubblica Veneta. Le fonti coeve e le incisioni di cronaca attestano che la cerimonia ufficiale si svolse in Piazza San Marco, nelle ore pomeridiane, alla presenza di migliaia di guardie civiche e di una folla compatta di cittadini, riuniti attorno a una pedana dalla quale furono proclamati i membri del Governo Provvisorio e acclamata la figura di Daniele Manin.
Il dipinto di Fausto Antonioli non restituisce tuttavia la dimensione pubblica e all’aperto dell’evento, ma ne propone una trasposizione raccolta e simbolica, ambientata in un interno, forse la stessa basilica di San Marco. Isolando il gesto della benedizione, l’artista ne enfatizza il valore fondativo e la portata morale e sacrale, traducendo in immagini l’idea di una legittimazione condivisa del nuovo ordine politico.
Antonioli partecipò direttamente alle giornate rivoluzionarie del 1848-1849 a Venezia, esperienza che potrebbe aver influito in modo determinante sulla genesi dell’opera. Non si può escludere che la scena raffigurata alluda a un momento preliminare o parallelo alla cerimonia pubblica in Piazza San Marco, oppure che costituisca una rielaborazione memoriale di un episodio cui l’artista assistette come testimone diretto. In tal senso, il dipinto potrebbe configurarsi come bozzetto o come schizzo di un ricordo, forse destinato a un progetto più ampio.
Stefanutti R., Schede, in 1815-1848 L'età della Restaurazione in Friuli. Itinerari di ricerca, recupero di memorie, riproposta di fondi, Trieste 1998