Minerva riconducibile al tipo detto "Verona-Parma", stante, con peso del corpo gravitante sulla gamba destra, con gamba sinistra leggermente flessa e portata in avanti. La dea indossa chitone talare manicato e ampio himation, che avvolge il corpo con pieghe larghe e fluenti, con lembo portato attorno al braccio sinistro; sul petto egida "a farfalla" con testa della Gorgone Medusa delineata. Il braccio destro è piegato e sollevato lateralmente per poggiarsi all'asta della lancia perduta, il sinistro è scostato dal corpo e abbassato: la mano doveva poggiare sullo scudo rotondo dotato di umbone proprio della tipologia. Testa leggermente girata, con volto dai tratti minuti e ben disegnati; capigliatura organizzata in ciocche o riccioli tondegginai lungo l'arco della fronte, raccolti poi in bande che confluiscono sulla nuca; elmo di tipo attico, dotato di alto cimiero a cresta
Gian Domenico Bertoli di questa statuetta dice: "Questa è una Copia mandatami dal Sig.r Lodovico Felice Romani Canonico e Vicario Imperiale nella Metropolitana Chiesa d'Aquileja, d'una Statuetta di Bronzo, ultimamente dissotterata in Aquileja... Questo è il primo monumento antico Aquilejese de' tanti finorada me pubblicati che ci faccia sapere, essere stata anticamente venerata anche Minerva da Aquileia idolatra". La Minerva tipo "Verona-Parma" deriva il suo nome dall'insistenza con cui essa è attestata in un'area relativamente circoscritta, comprendente il Bresciano, il Veronese, il Vicentino e il Parmense, forse indizio della dislocazione qui della bottega di produzione, a sua volta legata alla statua cultuale di un santuario ubicato nella predetta area. La presenza di un esemplare a Pompei testimonia a un tempo la diffusione in Italia meridionale e la cronologia della creazione, precedente al 79 d.C., come mostra anche l'attestazione di Vindonissa posta alla seconda metà del I secolo d.C.: la persistenza è attestata dagli esemplari di Bruton, ritrovati con monete del tardo III e della prima metà del IV secolo d.C. Va rilevato, infine, che l'esemplare in esame non compare nelle liste di diffusione stilate da M. Bolla, dalle quali è stato espunto il bronzetto rinvenuto a Verteneglio, in Istria, e conservato nei Civici Musei di Storia ed Arte di Trieste, a causa delle difformità mostrate dal panneggio rispetto al tipo canonico. Il bronzetto è da considerarsi disperso
Bertoli G. D., Tomo II delle Antichità d’Aquileja, Aquileia (UD) 2002, II-3
Bolla M., Bronzetti figurati romani del territorio veronese, in Notizie dal chiostro maggiore (RASMI), Milano 1999, 63-64