Il sito è noto fin dall'Ottocento per la ricchezza dei ritrovamenti di età romana, che furono riferiti all’esistenza di un complesso di fornaci per la produzione di laterizi. Ancora nel Novecento l'area si mostrò ricca di reperti, affioranti durante la arature, specie a est del mulino di Sdobba: laterizi con bolli, pietrame, anfore e “vasetti impreziositi da rilievi ornamentali e smalti brillanti, vetri ornati a losanghe, a gocce e a bugne; malte e frammenti di intonaci parietali, pezzi di marmo di rivestimento ed anche scolpiti, spezzoni di tubi di piombo (…) ed un’infinità di tessere di mosaico di differenti colori e dimensioni”. Un esteso affioramento di materiale romano (390.000mq) venne rilevato nel 1993. Stando ai dati raccolti nelle ricognizioni del 2006 e del 2010, tale affioramento sembra essere di dimensioni più contenute. In queste occasioni si evidenziò un’area di concentrazione di materiali archeologici nell’area a est dell’attuale canale principale II, in territorio di Staranzano. Il materiale apparve estremamente frammentario a causa delle operazioni agricole: si riconobbero pietrame arenaceo e calcareo, frammenti di laterizio, tessere musive lapidee bianche, frammenti di lastre di rivestimento in marmo, frammenti ceramici.
Le proposte d'interpretazione del sito sono sostanzialmente due. L’ampiezza della zona di affioramento e la qualità dei materiali segnalati in passato inducono a ritenere probabile la presenza di un insediamento di una certa consistenza, forse riconoscibile come una struttura abitativa con annessi impianti produttivi. Gli scarti di fornace visti nel 1993 orienterebbero, invece, a riconoscere la presenza di impianti fornacali, peraltro già adombrata dagli studiosi locali dell’Ottocento. Più recentemente, si è avanzata l’ipotesi che in quest’area sia da collocare l’attività produttiva della porpora, cui si riferisce la nota iscrizione della famiglia dei Pullii, ora murata nella chiesa parrocchiale di San Canzian. Il recupero di una tubatura di piombo depone comunque a favore di apprestamenti per l’adduzione dell’acqua, funzionale tanto alla parte residenziale quanto a quella produttiva. È possibile, considerata la vicinanza dei siti, che i resti musivi rinvenuti poco più a sud, in loc. Gorgat (SCI 08 = scheda SI 55), facciano parte dello stesso complesso. I materiali rinvenuti rimandano al periodo compreso tra la fine del I sec. a.C. e il pieno I sec. d.C. come periodo di massima fioritura del complesso.
Tiussi C., Ricerche archeologiche e topografiche nel comune di San Canzian d'Isonzo, Università degli Studi di Trieste, 2005-2006
Di Filippo Balestrazzi E., La porpora e l'Adriatico, in Quaderni di Archeologia del Veneto, Roma-Venezia 2005, 21
Tavano S., Le ricerche a San Canzian d'Isonzo, in I Santi Canziani nel XVII centenario del loro martirio. Atti del convegno Internazionale di Studi (Pieris 19.10.2003, San Canzian d’Isonzo – Škocjan ob Soči, 8.5.2004), Ronchi dei Legionari (GO) 2005