Pozzo a canna cilindrica, del diametro di 1 metro, mancante dell'imboccatura, preservato per circa 5 metri di profondità. Lo scavo stratigrafico ha evidenziato, alla profondità di un metro rispetto al piano originario di calpestio (eroso dai lavori della cava), una struttura priva dell'imboccatura e sezionata per 2 metri circa nel senso dell'altezza, ma conservata perfettamente per ulteriori 3 metri, fino al fondo (che coincideva, approssimativamente, con il livello della falda idrica in inverno). Il pozzo fu scavato in strati di ghiaie alternati a sabbie. La canna risultava rivestita di ciottoli e lastre di calcare, messi in opera contro terra e rifiniti solo nella faccia a vista; la mancanza di rivestimento sul fondo va letta in relazione alla funzione di drenaggio esercitata dalle ghiaie naturalmente presenti negli strati in cui era escavato il pozzo; alla base della canna è stato individuato un anello di legno, probabilmente messo in opera come sostegno della camicia. Nello stato di argilla che riempiva il fondo, riferibile alla dismissione del pozzo, sono stati recuperati recipienti e oggetti d'uso domestico, databili al I/III sec. d.C. Al momento del rinvenimento, la struttura era coperta da uno strato alluvionale di 5-6 metri, che testimonia un'eccezionale esondazione del fiume Isonzo, il quale in antico doveva scorrere nelle immediate vicinanze. L'aretta votiva all'Aesontius, trovata nei pressi del pozzo, deve considerarsi trasportata nel punto di ritrovamento proprio da questo evento.
Considerate anche le difficoltà tecniche incontrate nello scavo stratigrafico della struttura, non è stato possibile trarre conclusioni definitive sulle fasi di vita e di abbandono del pozzo né, tantomeno, sul tipo di insediamento al quale esso apparteneva. Si rileva, tuttavia, che i materiali in esso recuperati (per la maggioranza, recipienti in ceramica comune e anfore) sono riferibili ad un ambito domestico e, in alcuni casi, strettamente correlati all'attività di approvvigionamento dell'acqua dal pozzo, il quale poteva fare parte, dunque, di un insediamento rustico, di cui al momento non sono stati rinvenuti ulteriori resti. Trattandosi di reperti databili ad un ambito cronologico circoscritto, sostanzialmente tra II e III sec. d.C., si ipotizza che anche la struttura ebbe una fase di vita limitata a questo periodo.
Ventura P., Materiali da un pozzo a San Pier d'Isonzo (Gorizia), in Histria Antiqua, 2006, 14
Magrini C., Due insediamenti romani nell'Isontino, in Aquileia Nostra, 1996, 67