Il sito è costituito da una serie di strutture alte fino a 1 metro, realizzate in blocchi di calcare squadrati messi in opera senza uso di leganti. Si possono riconoscere due muri perimetrali che chiudono l'edificio a NE e SO e quattro vani, di cui solo due scavati. Uno di loro presentava, al momento dello scavo, una pavimentazione in lastre di calcare, mentre gli altri conservavano solo le soglie. Un focolare o un piccolo forno era ricavato in un ispessimento del muro del vano pavimentato, aperto su uno stretto corridoio cieco. Tra il materiale recuperato (non più rintracciabile) si segnalano: frammenti di ceramica a vernice nera (fra cui una coppa Lamboglia 2?), ceramica grezza, frammenti di anfora, laterizi.
I resti archeologici sono forse da interpretare come resti di un insediamento di genti locali in una fase precedente alla romanizzazione, come indicherebbe soprattutto la tecnica muraria; i materiali rinvenuti sono da alcuni collocati all'inizio del I a.C. (Tempus, p. 35). Inizialmente il sito era stata interpretato come una villa costiera, ipotesi che ora appare poco accreditata.
Auriemma R./ Degrassi V./ Donat P./ Gaddi D./ Mauro S./ Oriolo F./ Riccobono D., Terre di mare: paesaggi costieri dal Timavo alla penisola muggesana, in Terre di mare. L'archeologia dei paesaggi costieri e le variazioni climatiche, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Trieste, 8-10 novembre 2007), Trieste - Pirano 2008
Degrassi A./ Ventura P., Le ville del "Lacus Timavi", in Tempus edax rerum, "Il tempo che divora ogni cosa" (Ovidio, Metamorfosi, 15, 234). Roma e il Timavo. Appunti di ricerca, Duino Aurisina 2001