Nella parte orientale della laguna, nei pressi di Grado, sulla stessa grande isola su cui sorge il cimitero, vi è anche un'area adibita a valle da pesca, che ha assunto la configurazione attuale in età contemporanea. Sia durante i lavori di costruzione degli argini sia in seguito, nell'area sono stati rinvenuti reperti di interesse archeologico che fanno pensare a un'occupazione del sito in epoca romana. L'intera proprietà misura circa 50.000 mq, ma il materiale è stato individuato solo lungo una stretta fascia di circa 300 metri lungo gli argini, a una quota variabile tra m 0 e m 2 sul l.m.m. (sulla sommità degli argini stessi). Le ricognizioni, effettuate a più riprese durante il mese di febbraio 1994 da parte di Dario Gaddi, hanno evidenziato che lungo l'argine nord, all'esterno della valle da pesca, assieme a molte pietre con funzione di frangiflutti e materiale di scarico e deposito recente, è presente una notevole quantità di frammenti laterizi (tegole e coppi). A questa zona fa seguito un'area in cui compaiono anche numerosissime tessere musive (bianche e nere), alcune ancora unite tra loro e allo strato di preparazione pavimentale e frammenti di intonaco dipinto. Qui l'aspetto del suolo cambia e, alla sabbia grigiastra, depositatasi per effetto dell'accumulo eolico, subentra un terreno di colore molto chiaro, quasi bianco, dove oltre alla sabbia è abbondantissima la malta. In quest'area la presenza di frammenti di intonaco dipinto, con decorazione lineari, è notevole. Scarsi invece i resti di materiale ceramico che è ancora possibile individuare: in prevalenza si tratta di ceramica comune depurata e grezza (si segnala un’olla con tacche impresse obliquamente sulla spalla e un’altra decorata a pettine), ma sono presenti anche frammenti di terra sigillata e di ceramica a pareti sottili. Nel corso degli anni passati, soprattutto durante il periodo di costruzione degli argini, è stato recuperato molto materiale archeologico. La terra sigillata nord italica è attestata dalle coppe Sariusschalen, databili tra l'ultimo quarto del I sec. a.C. e l'età flavia, e da frammenti di altre forme tutte inquadrabili entro il I sec. d.C. Allo stesso periodo vanno datate due lucerne a volute, una con marchio NERI sul fondo, e alcuni bicchieri in ceramica a pareti sottili. Appartenenti a forme non identificabili della terra sigillata italica (aretina) sono due fondi che recano un bollo in planta pedis, rispettivamente C(aii) Mvrri e M(arci) Pe(re)nni) C(re)sc(entis), entrambi databili nella prima metà del I sec. d.C. Di difficile attribuzione cronologica risulta, infine, un’applique di bronzo a forma di testa d'ariete, probabilmente destinata a decorare la parte terminale del manico di uno specchio o di un altro oggetto. Lungo la corrispondente parte di argine, superiormente e all'interno verso la valle, la presenza di un'alta e fitta vegetazione, erbacce, rovi e arbusti, ha reso impossibile una precisa; tuttavia, nei punti in cui l'erba era più rada, oppure lungo la sottile striscia interessata dalle variazioni di marea, è stata notata, in mezzo al fango che forma l'argine, la presenza di materiale simile a quello presente all'esterno.
Il materiale di superficie recuperato era disperso, privo di conteso stratigrafico e non associato ad altre evidenze archeologiche; nel complesso lo stato di conservazione del sito è cattivo e il grado di leggibilità delle evidenze archeologiche è mediocre. Nonostante questa mancanza di dati Dario Daddi, sulla base del materiale raccolto, ha ipotizzare che sul sito sorgesse una villa rustica, con annessa una pars urbana vista la presenza di pavimentazioni a mosaico, ma soprattutto di frammenti di intonaci dipinti con sfondi rossi, neri o gialli, con decorazioni geometriche.
Gaddi D., Approdi nella laguna di Grado, in Antichità Altoadriatiche XLVI. Strutture portuali e rotte marittime nell'Adriatico di età romana, Atti della XXIX Settimana di Studi Aquileiesi (Aquileia, 20-23 maggio 1998), Trieste - Roma 2001