Il sito si trova nell'area comunemente nota con il nome di "paludo della carogna". La zona risulta particolarmente difficile da individuare poiché i resti archeologici emergono solamente in concomitanza con basse maree molto accentuate che, d'altra parte, lasciando solo pochi centimetri d'acqua nel fondale circostante, impediscono l'uso delle normali barche a motore per raggiungere le barene affioranti. Quando scende la marea i resti archeologici emergono dall'acqua e questo permette di individuare il punto esatto del sito se non ci si trova troppo distanti; forse per questo motivo l'area è stata oggetto di scavi e ricerche effettuate da persone non autorizzate. Sebbene compaiano i segni di queste attività illecite è comunque ancora possibile interpretare le tracce presenti. Il fondo lagunare fangoso appare disseminato di frammenti litici e laterizi per circa 250-300 mq, mentre con i sondaggi penetrometrici si è verificato che l'area interessata da strutture archeologiche è ancor più vasta, circa 500 mq. Nella zona settentrionale sembra di poter individuare un allineamento, forse riferibile a un muro, con andamento approssimativamente est-ovest, della lunghezza accertabile di 6 metri e dello spessore di 50-60 cm. Tutta l'area centrale è invece occupata da materiale edilizio sconnesso e non riferibile ad alcuna struttura muraria identificabile; il fango, al di sotto delle pietre, che possono essere anche di dimensioni affatto trascurabili, presenta talvolta un colore grigio chiaro e una consistenza granulosa, forse da connettere alla presenza di malte e di strati di preparazione pavimentale. Più a sud, per un’area di circa 25 mq, il fondo è cosparso di tessere cubiche in laterizio (“cubetti di cotto”) relativi a un rivestimento dei pavimenti; purtroppo solo una piccola porzione della superficie originaria, circa 3-4 mq, è rimasta integra con i singoli elementi ancora uniti tra loro e attaccati allo strato di preparazione. Più a ovest, ma sempre in questa stessa fascia, ci sono moltissime tessere di mosaico, soprattutto di colore bianco, evidentemente appartenenti a un altro pavimento che però, come il precedente, il continuo fluire e rifluire della marea ha staccato dal suo supporto originario. Tra le due zone alcune pietre sembrano indicare la presenza di un muro divisorio tra le due superfici musive; restano così individuati due ambienti, dalle dimensioni non precisabili, ma sicuramente molto estesi, nella parte meridionale del complesso. Nonostante le evidenze archeologiche siano notevoli, in superficie si trova solo pochissimo materiale, tra cui si segnala un vasetto ovoide in ceramica comune depurata, datato alla metà del I sec. d.C. Rimane anche un elemento di decorazione architettonica fittile, purtroppo frammentario, del quale è ancora visibile un fiore con tre petali doppi; il rilievo, ottenuto a stampo, è stato in seguito definito nei dettagli con l'impressione di alcune linee prima della cottura. Tale frammento potrebbe essere riferito a una lastra di rivestimento con palmette e spirali diagonali, assimilabile, sia per tipologicamente sia per il tipo di argilla, a un esemplare di incerta provenienza custodito al Museo di Aquileia (cfr. Strazzulla 1987, p. 152, n. 139 e Tav. 28, n. 139). Nel caso di Tapo Rabante la lastra potrebbe essere stata utilizzata in un contesto abitativo; l’impiego di lastre fittili decorative in edifici privati è documentato anche in altri contesti (per l'uso di terrecotte architettoniche nelle ville suburbane in età augustea cfr. Strazzulla 1987, p. 162).
La presenza di resti di una pavimentazione a mosaico e di una decorazione architettonica fittile (anche se non è precisabile la sua destinazione funzionale), rende plausibile l'interpretazione, di una parte almeno delle strutture, come appartenenti a un ricco complesso residenziale. Il pavimento in “cubetti di cotto” sembra legato a un contesto funzionale / abitativo.
Gaddi D., Approdi nella laguna di Grado, in Antichità Altoadriatiche XLVI. Strutture portuali e rotte marittime nell'Adriatico di età romana, Atti della XXIX Settimana di Studi Aquileiesi (Aquileia, 20-23 maggio 1998), Trieste - Roma 2001