Il sito è situato in corrispondenza di un ampio terrazzo naturale con il toponimo Lahovec, che si trova nel declivio sotto il ciglione carsico, a sud-est del Monte San Primo. Pietro Kandler alla metà dell'Ottocento (Kandler 1852) fece per primo cenno all'interesse archeologico dell'area insieme a quella di Podup (cfr. SI 869): "Padob e Lahovez sarebbero del pari luoghi di antichità, e dappertutto muraglie, mosaici, olle, sepolcri, cornici, armi, monete, a Lahovaz la pianta d'edificio quasi basilica". Successivamente H. Breindl (1882) segnalò resti archeologici lungo il tracciato della ferrovia tra Aurisina e Miramare: uno forse a Bellavigna (cfr. SI 857), uno in loc. Podup (vSI 869) e, infine, uno "sotto la ferrovia a Km 568,1" da Vienna, che corrisponderebbe proprio all'area in esame di Lahovec. Breindl in questi siti vide - come si può dedurre dalla sua relazione - numerosi muri e "canali", ceramica, laterizi (uno con bollo P. TROSI) e altro materiale, tra cui un orecchino con granato che fu conservato da uno dei proprietari dei terreni. Riconobbe inoltre una fornace per la produzione fittile, attestata dalla presenza di arenaria con tracce di nummuliti usata dai vasai, ma non precisa in quale delle tre località si trovasse. Infine, in una relazione inedita del febbraio 1898 (corredata da uno schizzo e riportata in Flego, Rupel, Župančič 2001) L. K. Moser segnalò alla Commissione Centrale per i Monumenti di Vienna il ritrovamento di tombe e di una fornace durante una ricognizione fatta a Lahovec; il sito coincide con la zona sottostante il ciglione carsico, in una fascia di terreno calcareo e terra nera, dove il proprietario (A. Gorjup) aveva intrapreso i lavori per l'impianto di un vigneto. Si trattava di quattro tombe foderate da lastre rettangolari in arenaria coperte da due lastroni; gli inumati avevano la testa rivolta a est. Il Moser riferì che circa 25 anni prima era stata rinvenuta un'altra sepoltura. In prossimità delle tombe trovò un'urna in ceramica di colore rosso cinabro. Nella zona nord-occidentale del vigneto furono individuate le tracce di una fornace che forse corrisponde a quella sommariamente descritta da Breindl; carboni e frammenti di embrici erano sparsi anche più in basso, nel terreno arenaceo.
Si tratterebbe di una necropoli in uso in epoca tardoantica o altomedievale. L'edificio a pianta absidata visto dal Kandler alla metà dell'Ottocento potrebbe corrispondere sia a parte di un'unità residenziale (ipotesi forse più verosimile, visti i rinvenimenti segnalati dal Breindl, che comprendono anche una fornace), sia a un edificio sacro da mettere in relazione con le tombe.
Ventura P., Attestazioni funerarie a Tergeste fra il III e il IV secolo d.C., in Le necropoli della media e tarda età imperiale (III-IV secolo d.C.) a Iulia Concordia e nell'arco altoadriatico. Organizzazione spaziale, aspetti monumentali e strutture sociali, Atti del Convegni di studio (Concordia Sagittaria, 5-6 giugno 2014), Portogruaro (VE) 2015
Auriemma R./ Degrassi V./ Donat P./ Gaddi D./ Mauro S./ Oriolo F./ Riccobono D., Terre di mare: paesaggi costieri dal Timavo alla penisola muggesana, in Terre di mare. L'archeologia dei paesaggi costieri e le variazioni climatiche, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Trieste, 8-10 novembre 2007), Trieste - Pirano 2008
Flego S./ Rupel L./ Župančič M., Contributo alla conoscenza dei siti archeologici sul declivio tra Sistiana e Grignano, in Annales. Serie Historia et Sociologia, 2001, 11
Breindl H., Römische Funde bei Triest, in BSASN (Bollettino della Società Adriatica di Scienze Naturali), 1882, 7
Kandler P., Cedas, in L'Istria, 1852, 7