in basso a sinistra sotto il campo figurato: Tiepolo inv. e depin.
in basso a destra sotto il campo figurato: Giac. Leonardis delin. e inc.
in basso al centro sotto il campo figurato: Or con la voce, ed ora con la mano/ Or soldi, or denti cava il Ciarlatano.
in basso a sinistra sotto il campo figurato: In Venezia appo Francesco Aglietti, e Comp:i
Vivace scenetta di vita veneziana che rappresenta al centro sopra un palco il cavadenti che mostra al pubblico il dente del malcapitato che è sotto i ferri del suo assistente. Accanto su un tavolo varie bottigliette e boccette con gli unguenti e medicamenti del ciarlatano. Tutt'attorno al palco una folla di persone: donne e uomini col tipico costume veneziano con mantellina nera, tricorno e maschera, saltimbanchi vestiti da pulcinella, suonatori e in primo piano a sinistra un venditore di ciambelle e a destra una figura in costume turco e un prelato. Sullo sfondo una chiesa e una casa con balcone da cui si sporge una donna.
L'incisione di Giacomo Leonardis è tratta da "Il cavadenti" di Giandomenico Tiepolo, un tempo di proprietà di Francesco Algarotti e oggi al Louvre, che l'artista dipinse in prossimità degli affreschi della Villa Valmarana dei Nani a Monteberico di Vicenza del 1757 circa, con i quali condivide l'arguzia narrativa sottile e ironica nel cogliere scene di costume e di vita veneziana.
Il Leonardis aveva iniziato il suo apprendistato a Palmanova presso Pietro Bainville e in seguito si trasferì a Venezia nella bottega dei Tiepolo. Qui iniziò ad eseguire incisioni ad illustrazione di libri e nel 1762 aperse una propria calcografia. In tal modo poté perfezionare la tecnica dell'acquaforte unita al bulino che è presente anche nella nostra incisione: i morbidi effetti dell'acquaforte vengono associati ai precisi e netti tagli della punta del bulino ottenendo, attraverso un fitto tratteggio ad incrocio, un'ampia gamma chiaroscurale.
L'incisione fa parte di una serie di diciannove tavole che illustrano dipinti appartenenti a collezioni veneziane: il maestro ne incise quattordici dal 1762 al 1766 e le altre cinque negli anni '70 del Settecento, tutte edite nella sua bottega. L'esemplare del Cavadenti conservato al Gabinetto Nazionale delle Stampe di Roma (F.C. 37370 scat. 100) porta la data 1765 e fu stampato in quell'anno dallo stesso Leonardis, mentre il nostro esemplare non è datato e porta il nome di un altro editore, Francesco Aglietti, attivo tra l'ultimo quarto del '700 e il 1836. Perciò la stampa in esame fa parte di un'edizione postuma, che presumibilmente è da porre entro la fine del XVIII secolo, o nei primi decenni del secolo seguente.