in basso a sinistra sul gradino: Sadeler fe. Coloniae
in basso al centro: MD vos inuenit.
in basso a destra: 158[0]
nel margine in basso: ANGELUS DOMINI ASTITIT PERCVUSSO[Q]VE LATERI PETRI, EXITAVIT EVM, acta 12
La “Liberazione di san Pietro” fa parte di una serie di cinque ricavati da invenzioni di Maarten de Vos il cui soggetto è tratto, come indicato su ciascuna delle stampe, dagli Atti degli Apostoli. Nato a Bruxelles, Jan Sadeler apparteneva ad una famiglia che si dedicò con successo alla produzione, all'edizione e alla diffusione sul mercato delle stampe. Jan fu il primo a praticare l'arte del bulino. La "Liberazione di san Pietro" fa parte di una serie di cinque bulini ricavati da invenzioni di Maarten de Vos il cui soggetto è tratto, come indicato su ciascuna delle stampe, dagli Atti degli Apostoli. Come in altre stampe di Sadeler, la figurazione mantiene lo sviluppo narrativo del testo, manifestando "la capacità di costruire una prospettiva 'temporale' fornendo di quarta dimensione lo spazio bidimensionale, attraverso la simultaneità delle scene, scandite da un prima e un dopo che il lettore saprà comprendere". L'immagine rappresenta proprio l'attimo in cui Pietro è destato dall'angelo, mentre una delle due catene è già sciolta; accanto, come vuole il testo, le due guardie addormentate. La consumata tecnica bulinistica di Jan Sadeler si apprezza nell'uso vario dei tratti e delle loro direzioni, nel loro differenziarsi d'intensità, e nel gioco sapiente degli incroci, tali da rendere le forme attraverso accesi contrasti chiaroscurali, da suggerire le diverse profondità e da permettere la resa dei particolari in un'ottica squisitamente fiamminga. Va ricordato, tuttavia, che fu Maarten de Vos, in quanto autore del disegno, a scegliere i modi della rappresentazione del soggetto. Egli fu uno dei più apprezzati rappresentanti in pittura del manierismo nordico, ma ne fu considerevole interprete anche attraverso un numero significativo di disegni per incisioni. Nella stampa in esame, l'adesione a tale linguaggio si svela nel ricercato gioco delle braccia che fanno da cornice al volto di Pietro, e nel movimento ruotato dell'angelo. Nell'ambientazione notturna, il chiarore dell'aureola al centro della scena contribuisce ad accentuare i contrasti di luce e ombra, mettendo in risalto l'espressione dei visi e l'enfasi dei gesti.
Brazza S., Schede, in Stampe del XV e del XVI secolo, Gorizia/ Torino 2011