in basso al centro: VENERIS PULCHRITUDINEM SATIRUS DETEGIT ET ADMIRATUR
in basso a sinistra: A. Canova inv. et pinx.
in basso a destra: Seb. Lovison sculp.
La stampa riproduce una delle due tele di Antonio Canova oggi a Possagno (Fondazione Canova): Venere scoperta da un satiro, eseguito verso il 1792, pare per provare la paternità del precedente, la Venere allo specchio, (1785-1787), già ritenuto un’opera antica. Con queste composizioni lo scultore si era confrontato con noti modelli pittorici di area veneta, dalla Venere di Urbino di Tiziano alla Venere dormiente di Giorgione, fino alla Venere giacente di Lambert Sustris della collezione Borghese. Come ricorda l’abate Sartori, fratellastro dello scultore, in una lettera a Daniele Francesconi, fu proprio in queste sue opere giovanili che l’artista cercò ispirazione quando, all’inizio del 1804, il principe Camillo Borghese gli commissionò il ritratto divinizzato della moglie Paolina Bonaparte nelle vesti di Venere vincitrice. Tra il 1793 e il 1798 le due composizioni furono tradotte all’acquaforte da Pietro Maria Vitali (1755 ca.-1830), l’incisore a cui Canova affidò per un lungo periodo la riproduzione delle sue opere. Fu probabilmente il successo riscosso sul mercato dalle invenzioni canoviane che indusse l’incisore udinese Sebastiano Lovison, attivo a Bassano per la Calcografia dei Remondini, a copiare fedelmente le due stampe di Vitali. «Il Lovison esatto disegnatore, fu artista diligente assai nel taglio, ma ferrigno, sicché le sue stampe non riescono molto piacevoli all’occhio» (Ferrazzi, 1847, p. 212).
Bragaglia Venuti C., Francesco Caucig goriziano, 1755-1828. L'uomo, l'artista, il testimone di un'epoca, Udine 2023
Ferrazzi G.J., Di Bassano e dei Bassanesi illustri, Bassano 1847
Corelli S., Pietro Maria Vitali, un incisore al tempo di Canova, in Attività & ricerche. Bollettino dei Musei e degli Istituti della cultura della città di Treviso, Crocetta del Montello (TV) 2023, 3, 2022