in basso a destra sotto il campo figurato: M. Pitteri sc.
in basso a destra sotto il campo figurato: IV.
in basso al centro: 1796
Sul foglio compaiono vari studi di mani, disposte liberamente nello spazio e rappresentate in pose diverse: aperte, giunte, sollevate o piegate. Il tratto incrocia rigore analitico e sensibilità luministica, con un reticolo di linee parallele che si infittiscono o si rarefanno per suggerire il rilievo e la morbidezza dell’incarnato. L’insieme, privo di sfondo, esalta il valore dell’immagine, destinata all’apprendimento della costruzione plastica del corpo umano.
La tavola appartiene alla serie degli Studi di pittura ideata da Giambattista Albrizzi come repertorio didattico basato su disegni di Giovanni Battista Piazzetta. Pitteri, che di quel ciclo fu l’incisore principale, tradusse con il bulino la complessa modulazione tonale dei modelli grafici, raggiungendo un equilibrio tra precisione anatomica e profondità chiaroscurale. Rispetto alle prove coeve di Francesco Bartolozzi, la sua incisione rivela una trama più compatta e continua, capace di evocare la sostanza materica del disegno a gesso.
L’opera testimonia la fase matura dell’incisore veneziano, che in questi fogli perfeziona la propria tecnica. Il risultato è un’immagine di forte nitidezza e insieme di vibrante intensità luminosa, tra le espressioni più alte dell’incisione veneziana del Settecento.
Ravà A., Marco Pitteri incisore veneziano, Firenze 1922