L’immobile, caratterizzato in facciata dalla presenza di un rilievo lapideo dedicato al patriarca che da il nome alla via, si colloca nella parte centrale di via Patriarca Bertrando, adiacente alla porzione orientale della cinta muraria. A pianta sostanzialmente rettangolare, si sviluppa per tre livelli fuori terra. Il prospetto su strada presenta una configurazione perfettamente simmetrica dei fori architettonici: al piano terra un arco a sesto ribassato sancisce l’assialità della facciata ed è individuato da alcuni conci in pietra calcarea; ai lati di questo, due finestre rettangolari caratterizzate da semplice cornice in intonaco, oggetto di un rifacimento successivo, completate da oscuranti in legno. Medesime caratteristiche anche per i fori finestra dei due livelli superiori, rettangolari al piano primo e quadrati al piano sottotetto. L’intero prospetto, fatta eccezione per alcune porzioni al piano terra lasciate a vista, è rifinito con intonaco tinteggiato di colore bianco crema.
Si rileva un unico elemento decorativo, un rilievo del Patriarca Bertrando, realizzato da un artista locale nella seconda metà del secolo scorso, e murato sulla superficie della casa in seguito al sisma: al suo posto vi era una riproduzione del 1968 dello stemma della nobile famiglia dei Leoni. Lievemente differente la configurazione del prospetto prima dei sismi del 1976: in un’immagine allegata alla scheda cartacea del vicino edificio “Sefoti”, di proprietà della Soprintendenza A.B.A.P. del Friuli Venezia Giulia (non datata ma precedente a tale anno) si nota che l’immobile in origine si sviluppava soltanto su due livelli. Confermano tale configurazione gli elaborati del P.P. di Venzone del 1980, nei quali il fabbricato è indicato come costruzione a due piani.
Di probabile origine duecentesca (come la maggior parte degli edifici all’interno della cittadella fortificata), l’immobile oggi connotato dal rilievo del Patriarca Bertrando in facciata era in origine parte dell’adiacente casa Fornera, a sua volta probabilmente realizzata in continuità con le case Cantarin e ex Fornera/ “Sefoti” a Nord, come avrebbero testimoniato delle aperture murate, prospicienti il cortile interno, presenti prima dei sismi del 1976 e che avrebbero messo in passato in comunicazione gli ambienti delle tre diverse architetture; probabilmente costituiva ambiente di servizio, caratterizzato da una cantina seminterrata con accesso dal fronte strada. Non si hanno testimonianze di significative trasformazioni dell’architettura, se non la ricostruzione integrale dell’architettura dopo i sismi del 1976.
L’edificio, distribuito su tre livelli fuori terra, presenta strutture in elevato in muratura in pietra a corsi irregolari e conci di dimensioni variabili e con parti in laterizio, come deducibile dalle porzioni lasciate a vista, intonacata e tinteggiata di colore bianco. La copertura è a falde con travi e tavelle lignee in vista, manto di copertura in coppi, in laterizio.
Clonfero G., Venzone. Guida storico turistica, Udine 1971
Bellina A., L’anastilosi nella ricostruzione del Friuli, in Bollettino dell'Associazione Amici di Venzone, Udine 1981, Anno XV – 1986
Fotogrammetria recupero, Fotogrammetria e recupero nei centri storici terremotati del Friuli. Gemona, Venzone, Artegna, in Bollettino dell’Associazione Amici di Venzone, Udine 1988, Anno XVI-XVII – 1987-1988
Clonfero G., Venzone. Guida storico turistica, Udine 1991