Una passeggiata nel Medioevo: Venzone tra le mura

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Una passeggiata nel Medioevo: Venzone tra le mura

Se messe a confronto, la “Avenzone” medievale e quella contemporanea mostrerebbero probabilmente poche, sostanziali differenze. Impostata su una preesistente statio romana – via preferenziale d’accesso al Norico, Venzone rivela ancora oggi un cardo ed un decumano che hanno il loro naturale punto di intersezione nella centrale piazza Municipio, cuore fisico e politico della cittadella antica. Ma le architetture che hanno affascinato e ancora attraggono i visitatori del passato e del presente risalgono al XIII secolo, quando Glizoio di Mels e, successivamente, il conte di Carinzia Mainardo vollero fortificare il piccolo avamposto all’ombra delle montagne friulane. 
Sebbene abbia subito modifiche nei secoli, come la costruzione di nuovi edifici o l’innalzamento di architetture preesistenti, le strutture più antiche restano tuttora ben leggibili. Accanto ai grandiosi palazzi del Sei- Settecento (si guardino – ad esempio – le residenze dei nobili Orgnani – Martina, Radiussi, Pozzo e Zinutti), in stretto contatto con portali e finestre di fattura cinquecentesca, numerose sono infatti le testimonianze della architetture duecentesche, in parte celate, in parte ovviamente trasformate in otto secoli di storia, ma ancora ben visibili agli occhi di un osservatore attento: raccontano le origini di Venzone le bifore dell’osteria Marcurele, nella parte meridionale del centro storico, con i suoi rilievi di santi e principi che hanno resistito allo scorrere del tempo e alla violenza dei terremoti; ricordano gli stilemi duecenteschi le bifore lobate sui palazzi nel cuore cittadino o sulle più umili case della orientale via Patriarca Bertrando; parlano di colore e di ammodernamenti i decori floreali negli intradossi di antiche finestre di Palazzo Scaligeri o dell’imponente Palazzo Barbon, un tempo Radiussi, così come pochi ma significativi lacerti di affreschi, testimonianza delle “mode” tre- e quattrocentesche.
Ma se Venzone conserva il suo impianto medievale, parte del merito è dato dalle antiche mura, custodi silenziose della cittadella, che la rendono quasi invisibile dalla strada: solo il Duomo di Sant’Andrea Apostolo, simbolo della ricostruzione del Friuli, rivela da lontano la sua posizione. Ascrivibili al primo Trecento e pur avendo subito diverse modifiche nel tempo (l’innalzamento della cortina nei secoli XV e XVI, la demolizione e l’apertura di nuove porte a cavallo di Otto- e Novecento, fino ad una ricostruzione filologica negli anni Ottanta del secolo scorso), le strutture difensive tuttavia conservano praticamente intatto l’originario perimetro e la complessa sezione che rendevano la cittadella difficile da espugnare: il fossato, il barbacane, una doppia cinta e le numerose torri, sebbene duramente colpiti dai terremoti del secolo scorso, raccontano al visitatore moderno l’evolversi delle tecniche di guerra e di difesa nei secoli.
Più volte ferita (un disastroso terremoto nel XIV secolo, i bombardamenti alleati tra dicembre 1944 e gennaio 1945, fino alla distruzione dell’Orcolat nel 1976), Venzone è sempre stata ricostruita conservando la sua identità più antica e preservando la stratificazione del tempo: convivono, infatti, archi ribassati murati – testimonianza di antiche botteghe - e portali barocchi, stemmi nobiliari e decori rinascimentali. E la ricostruzione, metodica, scientifica, è stata fatta letteralmente una pietra alla volta: ad uno sguardo più curioso ed attento non sfuggono piccoli numeri rossi, uno per ciascun elemento in pietra, sparsi qua e là su murature lasciate a vista e narrazione silenziosa dei restauri post sismici. Per tutelare questo bene, così vicino dall’andare perduto, il 30 gennaio 1981 l’allora Ministero per i Beni Culturali e Ambientali emanava un decreto che ribadiva e rafforzava la “dichiarazione di interesse storico – artistico di tutto il complesso monumentale e storico della città di Venzone” già sancita con decreto del Ministero della Pubblica Istruzione il 7 maggio 1965. Grazie a questo provvedimento, ma grazie soprattutto ad aiuti statali ed internazionali e ad un’organizzazione passata alla letteratura come “Modello Friuli”, nell’arco di una decina di anni la ricostruzione di Venzone poteva dirsi completa.