in basso a destra: c. giorgio titz / 56
Il disegno presenta due figure maschili distese a terra in posizione di abbandono, collocate in uno spazio indefinito reso da un fitto tratteggio incrociato che copre l’intera superficie. Le due figure, delineate con tratti sicuri e incisivi, indossano abiti e cappelli. Una, in primo piano, è colta in un momento di stanchezza e prostrazione; l’altra, sullo sfondo, giace sul fianco, volgendo la schiena all'osservatore. Il fondo è costruito mediante una fitta tessitura grafica, composta da segni brevi, lineari e incrociati, che definiscono tanto il terreno quanto lo sfondo verticale.
L’opera, datata 1956, rientra nel periodo centrale della produzione di Carlo Giorgio Titz, quando l’artista elabora una riflessione poetica e amara sulla condizione umana, sviluppando un linguaggio grafico autonomo e riconoscibile. La scelta del titolo Dormienti risulta volutamente ambigua: la disposizione dei corpi richiama, più che la serenità del sonno, un senso di prostrazione, forse allusivo al tema esistenziale del fallimento o della marginalità. Le posture immobili e il paesaggio astratto, privo di coordinate spaziali riconoscibili, evocano un senso di sospensione metafisica e si collegano alla figura dell'“uomo che dorme”, ricorrente in altri lavori di Titz, soprattutto nella sua produzione pittorica coeva. Il trattamento grafico, con segni insistiti e una trama fitta e ritmica, rivela la conoscenza delle poetiche di Paul Klee e Ben Shahn, riferimenti assorbiti da Titz. L’opera, che si inserisce nel più ampio ciclo dedicato alla rappresentazione urbana e umana della periferia triestina, è significativa per comprendere la fase di passaggio tra le vedute figurative e le astrazioni geometriche degli anni successivi.
Carlo Giorgio Titz, Carlo Giorgio Titz. 1948-1958, Trieste 2004