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Il Museo dell’Arrotino è stato istituito nel 1999 allo scopo di mantenere vivo il ricordo di un mestiere esercitato dai resiani per generazioni. Dal 2005 è stato trasferito nell'edificio delle ex scuole elementari di Stolvizza, località del Comune, dove questo mestiere era particolarmente diffuso. Gli abitanti infatti, trovandosi in una posizione geografica isolata, hanno saputo affinare un mestiere che, legato al fenomeno dell’emigrazione, gli ha consentito di sopravvivere. Il museo ha avuto un lodevole antecedente nel 1997, quando si è costituito il C.A.M.A. – Comitato Associativo Monumento all'Arrotino di Stolvizza di Resia, formato da otto arrotini, che si sono adoperati per erigere un monumento a ricordo dei loro antenati. L’opera del Comitato Associativo ha consentito di raccogliere presso privati gli attrezzi necessari per lo svolgimento dell'antico mestiere. Nel Museo sono infatti esposte mole affilatrici di varie dimensioni, antichi oggetti da taglio, le biciclette e numerose fotografie.
La catalogazione, effettuata nel 2004, si è concentrata sul principale strumento di lavoro dell’arrotino ambulante, ovvero la molatrice portatile: attraverso la schedatura è possibile conoscerne l’evoluzione. Inizialmente infatti l’arrotino si spostava a piedi, portando con sé una semplice attrezzatura costituita da una mola, fissata con un perno all’interno di un contenitore di legno. Per avere uno strumento più facilmente trasportabile gli arrotini elaborarono casse di legno con mola a pedale da trasportare a spalla tramite due spalliere. Lo strumento consentiva di affilare qualsiasi lama da taglio, ma risultava ancora scomodo nel trasporto. Furono così fissate sulla parte anteriore della cassa due ruote, una specie di carriola a scomparti e ripiani. All’inizio del Novecento si perfezionò ulteriormente il mezzo di trasporto, adattando e modificando una bicicletta, che facilitava sia lo spostamento che il lavoro. In questo modo la mola per affilare era azionata direttamente pedalando. Grazie alle numerose fonti orali le schede BDM – Beni demoetnoantropologici sono dettagliate nella descrizione dello strumento e nel suo uso, oltre che nel riferire la denominazione nel locale dialetto resiano.
Piccinno V., Musei e Collezioni nella Provincia di Udine. Percorsi di Storia e Arte. Museums and Collections in the Udine Province. Itineraries of History and Art, Udine 2010