Giuseppe Negrisin, con Tombino, realizza un’opera che fonde elementi materici e pittorici. L’opera si colloca nel percorso di sperimentazione dell’artista, che negli anni ’60 e ’70 esplora nuove possibilità espressive, simili ai linguaggi dell’arte povera e del neo-dadaismo. La composizione astratta si sviluppa attraverso l’integrazione di collage in legno e interventi pittorici. La superficie dell’opera si caratterizza per la presenza di elementi geometrici e di forme riconoscibili, come tombini e piastre metalliche, che evocano il mondo della produzione siderurgica. L’accostamento di materiali differenti genera un contrasto tra le tonalità brunite, che ricordano il metallo ossidato, e le campiture più calde del legno, conferendo profondità e dinamismo alla composizione. L’uso della pittura integra l’insieme, rendendolo leggibile e inserendolo in un discorso estetico e concettuale che va oltre il semplice assemblaggio di materiali.
La scelta dei soggetti e dei materiali impiegati riflette l’interesse di Negrisin per il paesaggio industriale e la memoria del lavoro. Il titolo dell’opera richiama esplicitamente il mondo delle acciaierie e della produzione meccanica, suggerendo una riflessione sulla trasformazione del paesaggio urbano e sul valore simbolico degli oggetti di uso quotidiano. L’opera si configura così come un omaggio alla cultura operaia e un’indagine sull’estetica del lavoro, espressa attraverso un linguaggio artistico capace di coniugare tradizione e sperimentazione. L’intervento dell’artista non si limita a un mero assemblaggio di materiali, ma si traduce in una composizione strutturata in cui il collage di legno conferisce profondità e tattilità, mentre la pittura agisce da elemento di sintesi, equilibrando la disposizione degli oggetti nello spazio visivo. Il risultato è un’opera che, pur mantenendo un forte carattere astratto, trasmette un legame con la realtà concreta, facendo emergere la tensione tra la dimensione materica e quella concettuale.
Negrisin dimostra la sua capacità di trasformare frammenti della realtà industriale in un’opera d’arte, rielaborandoli attraverso una sensibilità pittorica e compositiva. L’uso di materiali di recupero e di oggetti desunti dall’ambiente urbano suggerisce una riflessione sulla relazione tra arte e produzione, memoria e modernità. L’opera si inserisce in un contesto di ricerca che supera la semplice rappresentazione, portando in primo piano la materia come veicolo espressivo e narrativo.
Giuseppe Negrisin, Giuseppe Negrisin 1930-1987, Muggia (TS) 2007
Negrisin Antologica, Negrisin 1930-1987. Mostra antologica retrospettiva, Muggia (TS) 1992