La parte inferiore presenta un blocco dalla sagoma leggermente trapezoidale, con superficie curva e levigata. Sopra di esso si erge un elemento antropomorfo stilizzato: si distingue chiaramente una testa sferica incassata tra due braccia allungate e possenti che si alzano in verticale. Le braccia, scolpite come due forme parallele e levigate, sorreggono un grande elemento orizzontale che richiama l’immagine di un bambino.
La stilizzazione estrema della figura riduce i dettagli anatomici a volumi essenziali: la testa è una sfera liscia, le braccia due pilastri verticali, mentre il bambino sollevato è un volume orizzontale semplificato.
«La mamma è molto grossa perché è in rapporto con madre terra e tiene sospeso il bambino che vuole volare. Donna per me è terra, il bambino invece rappresenta i nostri sogni (la vita). Perciò lo accompagna in questo primo volo. Per me la gente si è dimenticata di essere bambini – essere la vita e il futuro. E senza futuro – bambini non c’è vita. Questo è il mio percorso artistico in questo momento». Nadia Tarasova nasce a Mosca, dove si forma artisticamente, dedicandosi alla scultura con una sensibilità rivolta sia alla tradizione che alla ricerca contemporanea. La sua carriera si è intrecciata con esperienze internazionali, partecipando a simposi e progetti collettivi che le hanno permesso di portare la sua voce creativa in contesti pubblici, spesso immersi nella natura. La sua poetica mette al centro la condizione umana, letta attraverso simboli semplici e potenti: la maternità, l’infanzia, il sogno, la memoria.
In "Voglio volare" l’artista ha racchiuso una visione che è insieme personale e universale. La madre, assimilata alla terra, diventa radice e sostegno, mentre il bambino, sollevato verso il cielo, incarna la spinta vitale dei sogni e del futuro. Tarasova affida a questa scultura un messaggio che trascende la pietra: il ricordo che la vita si rinnova solo attraverso i bambini, che sono futuro e promessa. La sua voce critica invita a non dimenticare la condizione infantile come stato dell’essere, capace di custodire purezza, speranza e continuità.