La scultura si presenta come un blocco verticale e slanciato, impostato su un basamento squadrato lasciato volutamente grezzo. La superficie principale è liscia, con lati regolari e compatti. Sul retro sono incise linee ondulate e una sequenza di tacche a scaletta, semplici segni geometrici che interrompono la linearità del volume. Il lato destro è invece movimentato da un modellato a rilievo: pieghe e increspature che scendono dall’alto fino alla base, quasi a suggerire un fluire continuo. Anche la sommità non è piatta, ma leggermente scolpita con lo stesso andamento sinuoso che caratterizza il fianco.
Nata a Udine e formatasi alla Scuola d’Arte con maestri come Dino Basaldella e Sergio Mazzola, Elena Faleschini ha attraversato un percorso che dalla scultura l’ha portata all’oreficeria negli anni Settanta, per poi ritornare, dal 1990, alla materia monumentale con una ricerca che unisce rigore e sensibilità organica. Le sue opere, diffuse in collezioni pubbliche e private in Italia e all’estero, testimoniano una costante tensione a trasformare la pietra in racconto plastico. In" Segni d’acqua" la scultrice affida alla pietra d’Aurisina il compito di farsi flusso e memoria liquida. La colonna verticale, apparentemente severa, è percorsa da incisioni ondulate e da rilievi che sembrano catturare il movimento dell’acqua: solchi che scendono come rivoli, superfici levigate che rimandano alla calma distesa di uno specchio, pieghe che ricordano increspature generate da un moto continuo. Anche la sommità del blocco non è mai ferma: si piega, si apre, suggerendo il perpetuo mutamento della corrente. Il titolo guida la lettura: l’acqua non è rappresentata in modo naturalistico, ma evocata attraverso il linguaggio della forma. È l’elemento vitale che plasma la materia, che lascia tracce nella pietra come la pioggia sulla roccia o il mare sulla scogliera carsica da cui la stessa Aurisina proviene. Così la scultura diventa al tempo stesso testimonianza e trasfigurazione, un segno che conserva nella durezza del calcare la leggerezza del fluire. In questo intreccio di solidità e movimento si riconosce l’identità artistica di Faleschini: capace di piegare la materia a un respiro più ampio, di trasformare la pietra in superficie d’acqua, di rendere palpabile nella forma l’eco di un elemento inafferrabile.