in basso: PECILE
La scultura si presenta come un blocco verticale impostato su una solida base prismatica, dalla quale si innalzano due sezioni sovrapposte. La parte inferiore, più larga, ha andamento trapezoidale, mentre la parte superiore si restringe e slancia la figura verso l’alto. Una superficie piatta e leggermente curva, attraversata da un’incisione centrale verticale, definisce la testa. Sono presenti elementi che richiamano occhi e bocca con semplici geometrie squadrate. Sul retro si apre una sorta di ventaglio inciso a raggiera, che richiama una coda o un elemento ornamentale.
La figura della sirena attraversa secoli di storia, dal mito omerico al romanticismo ottocentesco, e giunge fino a noi come simbolo del doppio, dell’ambiguità, della metamorfosi. Mezza donna e mezza pesce, essa vive negli abissi marini ma si manifesta sulla superficie come creatura seduttrice, capace di incantare e al tempo stesso di spaventare. Ambivalente per natura, ora malefica come nelle pagine di Omero, ora benevola come nella fiaba di Andersen, la sirena ha sempre incarnato il mistero insondabile del mare e l’anelito umano a superare i limiti imposti dalla propria condizione.
Nella scultura di Alfredo Pecile questa antica leggenda si materializza in forme geometriche spezzate, nette e al tempo stesso fluide, che restituiscono la natura contraddittoria e sfuggente del mito. La sirena diventa qui il luogo in cui coabitano identità differenti, una creatura sospesa tra terra e mare, tra donna e animale, tra bellezza e minaccia. L’ambiguità, come suggerisce l’autore, è il suo destino e insieme la sua forza: «Contemporanea bagnante davanti, sfumata ai lati incerti di identità, la coda dietro a testimoniare il pesce, alla fine creatura completa fatta di pietra, la Sirena di Alfredo Pecile sfoggia la sua ambiguità in un luogo forse certo o forse no, in un tempo che ieri era, ora è e domani potrebbe essere altro. Bello o brutto, buono o cattivo, meglio o peggio? Niente risposte, in tempi in cui le certezze dilaniano e dividono meglio è appellarsi al dubbio, virtù cara all'uomo».
Il mito della sirena, come quello delle altre creature ibride della tradizione classica e medievale – dalle arpie ai minotauri, dalle sfingi ai licantropi – rispecchia la tensione dell’uomo a trasformarsi, a farsi altro da sé, a cercare nell’alterità animale e mostruosa un’alternativa al proprio destino antropologico. La sua raffigurazione in scultura non è casuale: da sempre la pietra è stata supporto privilegiato per dare corpo a figure che sfidano i confini del reale, ponendosi tra l’umano e il divino, tra il conosciuto e l’ignoto.
Con "La sirena" Pecile rinnova questa tradizione, offrendo all’osservatore una figura enigmatica e potente, che non chiede di essere definita ma contemplata. È un invito al dubbio, alla sospensione del giudizio, al riconoscimento che la complessità della natura e dell’uomo non può essere ridotta a una dicotomia di bene o male, bello o brutto, vero o falso. La scultura diventa così monumento alla fragilità e alla forza dell’ambiguità, un segno che lega il mito antico alla condizione dell’uomo contemporaneo.
Alfredo Pecile, nato a San Giovanni al Natisone nel 1949, è tra i più noti scultori friulani. La sua ricerca, nutrita da una profonda conoscenza della tradizione locale e da un continuo confronto con il linguaggio internazionale della scultura, si muove lungo la linea dell’essenzialità e della forza evocativa. Le sue opere popolano spazi pubblici e simposi internazionali, sempre con l’intento di intrecciare materia, mito e identità. "La sirena" è in questo senso una delle sue opere più significative, capace di far rivivere un mito universale e insieme di offrirlo come metafora del presente, dove il dubbio e l’incertezza diventano risorse di conoscenza e strumenti di libertà.