di lato al centro: E/ DA/ LONTANO/ VIDE LE MONTAGNE/ MM
La scultura è costituita da una struttura architettonica essenziale: un portale rettangolare in pietra, dalle superfici lavorate con puntinature regolari che ne smorzano la rigidità geometrica. La parte inferiore è occupata da due blocchi lapidei grezzi, disposti in orizzontale, che interrompono la linearità della cornice e ne costituiscono la “soglia”.
«La scultura in più parti è, per certi versi, realizzata in modo tradizionale; sembra un elemento funzionale. A prima vista, sembra un classico stipite di porta, semplice senza ornamenti come una soglia. Ma non lo si attraversa, bensì si oltrepassa il "cancello". La soglia è un elemento di pietra in cui sono inseriti orizzontalmente tre elementi rettangolari. In quest'area, la pietra rimane intatta con la superficie originale: la soglia sembra impedire il passaggio. Studi di Vastu, Feng Shui (e le cosiddette dimensioni ottimizzate), così come il libro dei Mutamenti - l'I Ching, uno dei libri più antichi conosciuti dall'umanità - indicano l'integrazione del pensiero orientale nella scultura contemporanea». Queste parole sono l'interpretazione che l'artista dà alla sua opera realizzata al 1° simposio di scultura di Lignano. In effetti, anche se la geometria regolare del telaio evoca l’immagine di uno stipite di porta, di un elemento architettonico funzionale e familiare, la funzione d’uso è qui radicalmente sovvertita: il varco non è destinato a essere attraversato, bensì oltrepassato simbolicamente, come un “cancello” che introduce a una dimensione altra, immateriale. Il blocco inferiore, costituito da tre elementi orizzontali sovrapposti, volutamente lasciati nella loro superficie originaria, interrompe la continuità del passaggio e nega la possibilità di attraversamento. La soglia, in tal modo, non conduce a uno spazio fisico, ma a una condizione di sospensione, dove il senso stesso del limite diventa oggetto di contemplazione. La valenza simbolica dell’opera si radica in un dialogo interculturale: Müller integra nella sua ricerca riferimenti al Vastu e al Feng Shui, sistemi tradizionali che regolano l’armonia tra costruzione e paesaggio, così come al Libro dei Mutamenti (I Ching), uno dei testi più antichi e complessi della tradizione orientale. Questi richiami sottolineano la volontà dell’artista di andare oltre la concezione occidentale della scultura come oggetto statico, per aprirla a un orizzonte filosofico in cui materia, spazio e pensiero risultano intimamente intrecciati. “La soglia” si offre dunque come un dispositivo estetico e concettuale che, attraverso la contrapposizione tra la linearità del portale e la resistenza primordiale della pietra grezza, indaga il tema universale del passaggio. La scultura non si limita a suggerire un transito fisico, ma si pone come luogo meditativo, capace di evocare l’idea di un confine non oltrepassabile se non con lo sguardo e con il pensiero. Qui prende senso l'iscrizione apportata dall'artista in cui la possibilità di vedere le montagne, può avvenire solo da lontano, quasi a suggerire che effettivamente quel portale non può condurci fisicamente altrove. In tale prospettiva, l’opera si inserisce nella poetica di Müller come sintesi della sua ricerca sul rapporto fra architettura, natura e spiritualità, offrendo all’osservatore non un varco materiale, ma un invito al viaggio interiore e alla contemplazione dell’altrove.
Ulrich Johannes Müller nasce nel 1950 a Winsen an der Luhe, in Germania. Si forma tra studi di architettura e scultura, avvicinandosi fin da giovane alla ricerca plastica in pietra e legno. A partire dagli anni ’80 inizia a partecipare a mostre collettive e simposi internazionali, soprattutto in Europa e in Asia, realizzando opere monumentali destinate a spazi pubblici. La sua ricerca artistica si caratterizza per il dialogo costante tra geometria e materia naturale: i suoi portali, monoliti e strutture scultoree alternano superfici regolari, lavorate con tecniche di levigatura o puntinatura, a elementi lasciati volutamente grezzi, con l’intento di evocare la tensione tra natura e cultura, ordine e caos. Müller ha partecipato a numerosi simposi internazionali di scultura su pietra, lasciando opere permanenti in Germania, Italia, Austria e Giappone
Riu G., Una sera ho fatto sedere la bellezza alle mie ginocchia, scriveva Rimbaud, in Communicare. Skulpturen von Ulrich Johannes Mueller, Borgentreich (DH) 2001