scultura, D’Augusta Vittorio

Titolo
Senza titolo
Autore
Cronologia
1973
Collocazione
Lignano Sabbiadoro (UD) Lignano Sabbiadoro
Collezione del Comune di Lignano Sabbiadoro
Ex Azienda di Soggiorno
Codice scheda
OAC_838

L’opera si presenta come una grande lastra rettangolare in marmo bianco con superfici lavorate con un alternarsi di rilievi e trafori. Le aperture, di forma prevalentemente ovale allungata e rettangolare, attraversano in parte lo spessore della lastra, creando varchi reali, mentre altre incisioni rimangono più superficiali. L’andamento delle aperture non è simmetrico, ma segue una disposizione che occupa l’intera superficie, sviluppandosi sia in verticale sia in orizzontale. I bordi dei trafori sono netti e levigati, con un lavoro di precisione che contrasta con la compattezza del marmo.

Nel cuore di Lignano, accanto all’edificio dell’ex Azienda di Soggiorno progettato tra il 1968-1972 dall’architetto Aldo Bernardis, emerge una grande lastra di marmo scolpita da Vittorio D’Augusta nel 1973. La pietra, levigata e traforata, appare come un organismo vivo: un intreccio di pieni e vuoti, di fenditure e aperture che lasciano passare la luce e trasformano la superficie in un reticolo dinamico, ora geometrico, ora organico. La scultura sembra oscillare tra il rigore dell’architettura e la libertà della natura, evocando tanto le venature di una foglia quanto il disegno astratto di una struttura urbana.
Vittorio D’Augusta, nato a Fiume nel 1937 e cresciuto a Rimini, appartiene a quella generazione di artisti che, a partire dagli anni Settanta, hanno superato i confini della pittura e della scultura tradizionale per cercare nuove vie di dialogo con lo spazio e la materia. La sua prima affermazione avviene a Trigon ’71 a Graz, a cui seguiranno importanti esposizioni in Italia e all’estero: Pittura/Ambiente (Milano, 1979), Arte italiana 1960-1980 (Roma, 1981), Una generazione postmoderna (Genova, 1982), fino alle personali in Austria e Germania negli anni Ottanta. Associato ai “Nuovi-nuovi” e agli Aniconici, D’Augusta ha sempre mostrato un forte interesse per il rapporto tra arte, ambiente e memoria. Parallelamente all’attività espositiva, ha svolto un ruolo fondamentale come docente e direttore dell’Accademia di Belle Arti di Ravenna, trasmettendo a generazioni di studenti la sua idea di arte come esperienza totale.
La poetica dell’artista nasce dal bisogno di andare oltre l’oggetto artistico, per restituire all’opera la sua capacità di respirare nello spazio. Materia, luce, vuoto: sono questi gli elementi che guidano la sua ricerca. Nei suoi lavori la pittura diventa installazione, la scultura si apre all’ambiente, e ogni superficie si trasforma in luogo di percezione e di attraversamento