in basso a destra: Nata '85
In un interno spoglio con pareti dai toni cupi vi sono accatastati degli oggetti di varia natura, alcuni indecifrabili. Un gruppo di essi, in primo piano, è collocato all'interno di una sorta di scatola, mentre altri due gruppi sono appoggiati a pareti o a pavimento. Le tonalità cromatiche della tela sono sorde e variano nelle gradazioni di marroni, verdi e grigi.
“Relicta n. 47” fa parte di un ciclo pittorico che Nata (Natalino Venuto) cominciò a realizzare tra il 1984 e il 1988 a Milano, dopo aver frequentato l’Accademia a Venezia sotto la guida di Emilio Vedova. L’artista si rifà in questa serie al tradizionale tema della natura morta, alterandone tuttavia non solo il formato, qui imponente e verticale, ma anche gli oggetti che caratterizzano questo genere. A frutti, fiori o cacciagione, Nata sostituisce la composizione con un accatastarsi di oggetti di varia provenienza evocando piuttosto l’immagine di un accumulo di rifiuti. Essi infatti sembrano richiamare il disfacimento, lo sfacelo, la consunzione, tanto che il critico Giovanni Testori, il quale peraltro suggerì il titolo di “Relicta”, ne volle individuare il ricordo della distruzione del sisma del 1976 in Friuli. Nata in questa produzione si avvicina ai coevi movimenti artistici italiani e tedeschi degli anni Ottanta come la Transavanguardia e Nuovi selvaggi tedeschi, anche se si possono notare delle personali citazioni a tradizioni storiche come ad esempio il Surrealismo di Sutherland.
Gastaldon G., Nata, in Casa Cavazzini - Le collezioni del Museo d'Arte Moderna e Contemporanea di Udine, Udine 2018
Gransinigh V., Casa Cavazzini. Guida al museo d'arte contemporanea, Udine 2017