in basso a destra: Ducaton 84
sul passepartout, in basso al centro: Ellida: Ma andateci voi. Io resto qui a sedere
sul verso, al centro: 15
La composizione è incentrata su due immagini affiancate e incorniciate: da una parte, una sedia vuota, simbolo di assenza; accanto a essa, è presente la raffigurazione dipinta di una rosa che sta perdendo i petali, a suggerire delicatezza, fragilità, o forse un sentimento di perdita. Dall’altra, una fotografia ritrae una donna seduta – la madre dell’artista – assorta nei suoi pensieri.
La frase di Ellida, “Ma andateci voi. Io resto qui a sedere,” sottolinea la volontà di restare immobile, di non voler seguire gli altri verso una meta ignota. L’uso delle cornici dorate conferisce all’immagine una qualità nostalgica e quasi “sacrale,” come se fossero reliquie di un tempo passato, o simboli di legami che non si dissolvono. Il contrasto tra la sedia vuota e la figura seduta riflette la dualità tra il desiderio di movimento e libertà, rappresentato dalla sedia non occupata, e la scelta di rimanere, espressa dalla figura della donna e dal testo. L’opera diventa così una meditazione visiva sulla scelta di restare fermi, di non cedere al richiamo del mare o alla pressione esterna, ma di trovare rifugio in una propria intimità.
Fasolato P., Annamaria Ducaton. La Donna del Mare. Attorno al pensiero della libertà., Trieste 2014