in basso al centro: Ducaton 84
sul passepartout, in basso al centro: Ellida: Ecco è laggiù, laggiù c'è il mare.
sul verso, al centro: 14
In questa opera, Ducaton combina fotografie personali di sé e della madre con elementi astratti che riflettono l’evocativa atmosfera di La donna del mare di Henrik Ibsen. Nell’opera, due figure femminili cercano di toccarsi, come a volersi sfiorare, rappresentando forse un passaggio di emozioni, ricordi o eredità tra generazioni. Una figura indossa abiti moderni, mentre l’altra evoca un’epoca passata, sottolineando il dialogo temporale e simbolico tra madre e figlia. Entrambe le figure sono circondate da forme astratte fluide, che richiamano l’elemento acquatico e la forza del mare.
Le linee curve e i colori, con l'applicazione dell'oro, forniscono un tono onirico e simbolico alla composizione, come se le due donne si trovassero in un paesaggio sospeso tra realtà e immaginazione. Questa rappresentazione visiva di un “mare interiore” sottolinea il desiderio di Ellida e la forza del richiamo del mare, un tema centrale della pièce di Ibsen che qui viene interpretato come un legame che trascende il tempo e lo spazio. La frase di Ellida, “Ecco è laggiù, laggiù c’è il mare”, suggerisce un anelito e una nostalgia profonda per il mare, simbolo di libertà e di mistero.
Fasolato P., Annamaria Ducaton. La Donna del Mare. Attorno al pensiero della libertà., Trieste 2014