in basso a sinistra: Elettra Metallinò 2011
sul verso, su foglio di carta: NASCITA DI VENERE / A PRATO DELLA VALLE
La Nascita di Venere a Prato della Valle di Elettra Metallinò si inserisce nella sua produzione espressionista, rielaborando il mito della nascita di Venere in una chiave perturbante e visionaria. La scena è ambientata in un paesaggio attraversato da un fiume sinuoso (il Brenta?), immerso in un’atmosfera sospesa tra sogno e realtà. Il cielo turbolento e le architetture sullo sfondo, che richiamano in maniera trasfigurata il celebre Prato della Valle di Padova e le architetture circostanti, accentuano il senso di straniamento e inquietudine.
Al centro della composizione, una figura femminile nuda emerge dalle acque, evocando il celebre soggetto mitologico ma in una versione lontana dalla grazia idealizzata della tradizione rinascimentale. Il corpo parzialmente immerso e lo sguardo rivolto verso l’osservatore trasmettono una sensazione di vulnerabilità, mentre i capelli bagnati rendono il modello privo di grazia, lontano da quel modello di femminilità tipico della Venere Anadiomene. Sulla sinistra, una statua drappeggiata sembra richiamare le sculture della piazza padovana, mentre sulla riva destra tre uomini scrutano la donna con un’intensità ambigua, le cui espressioni sembrano oscillare tra desiderio, giudizio e distacco.
L’intera scena è dominata da una tensione emotiva che nasce dal contrasto tra la sensualità del corpo femminile e la rigidità delle figure maschili, a suggerire una riflessione sulla fragilità della donna di fronte allo sguardo esterno, in una dimensione che appare sospesa tra il tempo e il mito. L’uso del colore contribuisce a rafforzare questa atmosfera: il blu del cielo dialoga con i toni verdi e terrosi del paesaggio, mentre il pallore della pelle della donna si staglia come un punto di luce in un ambiente che sembra quasi chiudersi su di lei.
Con questa opera, Metallinò conferma il suo approccio narrativo all’arte, trasformando il tema classico in un’immagine densa di inquietudine e introspezione. Il segno forte e incisivo, la costruzione dello spazio che sfida le regole prospettiche e l’evocazione di una memoria storica e personale rendono il dipinto un esempio significativo della sua poetica, in cui mito, realtà e autobiografia si fondono in una rappresentazione carica di tensione.
Budigna L., Elettra Metallinò, Caltanissetta-Roma 1966
Sangiglio T., Elettra Metallinò : una biografia per immagini, in Grafica d'arte, Milano 1997, 29
Lombardi B., Il movimento del vuoto e la forza della memoria in tre incisioni di Elettra Metallinò, in Grafica d'arte, Milano 2017, 112