Del dipinto murale rimangono poche tracce: un frammento di fregio e il volto aureolato di un santo con capelli mossi e corta barba biondi e occhi chiari.
Il frammento in esame è uno dei pochi lacerti rimasti di una estesa decorazione della zona presbiteriale della chiesa. Secondo Vincenzo Joppi il ciclo poteva essere attribuito a Olvardino, pittore di Maniago, di cui si hanno notizie nel 1395. L'opera è ricondicibile a un seguace di Vitale da Bologna, sensibile allo stile di Tommaso da Modena (si vedano l'incarnato, il taglio degli occhi, l'espressione dei volti). Sussistono analogie stilistiche con i dipinti della parete sud della chiesa del Cristo di Pordenone (teste di sante, San Giobbe, Fuga in Egitto).
Goi P., La pittura. Per una storia dell'immagine religiosa, in La pittura. Museo Diocesano d'arte sacra, Pordenone 2005, II
Goi P./ Bergamini G., L'arte a Maniago, in Maniago. Pieve, feudo, comune, Maniago (PN) 1981
Goi P./ Bergamini G., Il Duomo di Maniago e le chiese minori, Maniago (PN) 1980
Opere d'arte duomo, Le opere d'arte del duomo restaurate dal Lions International, Udine 1980